Alitalia estingue il «prestito-ponte»

Restituiti «in anticipo» i 400 milioni erogati dalla Dresdner e garantiti dallo Stato

Paolo Stefanato

da Milano

L’Alitalia ha estinto ieri il prestito ponte erogato dalla Dresdner Kleinwort Wasserstein, che era assistito dalla garanzia dello Stato. I 400 milioni di euro erano stati versati nelle casse della compagnia il 10 ottobre dello scorso anno, dopo lunghe discussioni e un attento iter da parte dell’Unione europea, chiamata ad accertare che l’operazione non costituisse «aiuti di Stato». L’Alitalia, nelle poche righe del comunicato, sottolinea che l’estinzione del prestito è avvenuta «in anticipo» rispetto alla data stabilita, fissata inderogabilmente al 31 dicembre.
L’Ue aveva posto alcune condizioni essenziali: che il prestito avesse durata massima di un anno («ponte», appunto), che fosse utilizzato solo ed esclusivamente per la sopravvivenza della società, ovvero per garantirne l’operatività e non per investimenti di alcun tipo; infine, proprio nel dare il suo assenso, Bruxelles aveva impegnato il Tesoro italiano a scendere sotto il 50% del capitale dell’Alitalia entro il 2005. Quest’ultima condizione è stata rispettata con la chiusura dell’aumento di capitale: nei giorni scorsi la compagnia ha ufficializzato che il ministero dell’Economia è sceso al 49,9%, dal 62,5% che possedeva precedentemente (quota alla quale era salito, curiosamente, proprio in occasione del precedente aumento di capitale, nel 2002).
Il prestito ponte ha avuto un’importanza essenziale per il salvataggio della compagnia, che nel 2004 versava in condizioni prefallimentari. Al 31 marzo dello scorso anno aveva un’esposizione lorda di 1.903 milioni nei confronti delle banche. I 150 milioni di liquidità in cassa alla fine di giugno (sempre dello scorso anno) si stimava potessero servire appena a coprire le spese correnti fino al settembre successivo, calcolando anche l’alta stagionalità estiva, dalla quale erano attesi, come sempre, maggiori incassi; a quell’epoca, a risanamento appena iniziato, i soli stipendi pesavano per 90 milioni al mese.
A quell’epoca, commissaria europea ai Trasporti - e quindi impegnata in prima persona nella vicenda Alitalia - era Loyola De Palacio, che più volte si era espressa favorevolmente nei confronti della compagnia italiana. Ma l’autorizzazione fu sancita dal suo successore, Jacques Barrot. Entrambi all’Alitalia chiedevano un piano industriale credibile e di rigore, che potesse davvero risanare i conti della compagnia: negli ultimi dodici anni, va ricordato, sono stati soltanto due (grazie anche a partite straordinarie) i bilanci chiusi in attivo.
Grazie al prestito ponte Giancarlo Cimoli ha potuto respirare e far respirare i dipendenti; ha potuto avviare la misure del piano industriale e guardare al futuro con maggiore serenità. Cose di questi giorni sono l’aumento di capitale, che ha portato nelle casse della Magliana un miliardo di euro, e - ultima misura eccezionale - l’ipoteca su 28 aerei che ha consentito di accendere un prestuito di 445 milioni di dollari (circa 380 milioni di euro). La prima somma è destinata esclusivamente allo sviluppo; la seconda è servita, appunto, a estingere prestito ponte, che aveva ormai felicemente esaurito la propria missione. Ieri in Borsa Alitalia ha registrato un progresso dello 0,78% a 0,95 euro.