Alitalia: il governo cederà il controllo

La quota in vendita stimata 300 milioni. L’Ue: operazione ok se a prezzi di mercato

da Milano

Il governo ha deciso di disimpegnarsi ulteriormente dal capitale dell’Alitalia, vendendo una quota che non è stata precisata ma che sarà tra il 25 e il 30%. Il Consiglio dei ministri di ieri, che ha varato l’operazione, ha deciso di indire una gara pubblica per scegliere il candidato al ruolo di azionista di riferimento che offrirà le migliori garanzie per «il rilancio strategico» della compagnia. Oggi il Tesoro è azionista al 49,9% dell’Alitalia, quota risultante dall’aumento di capitale di dodici mesi fa.
Con la decisione di ieri la ricerca di un’alleanza strategica, finora affidata ai vertici della compagnia e allo stesso governo sul fronte dei rapporti politici internazionali, cede il passo a una «procedura competitiva a trattativa diretta rivolta a potenziali acquirenti». La cessione non sarà, semplicemente, al miglior offerente ma dovrà valutare le garanzie sui livelli occupazionali, sul mantenimento di servizi adeguati, sulla copertura del territorio. Il partner sarà scelto in base «a un’accurata analisi dei piani industriali» che verranno presentati dai candidati per «verificarne la compatibilità con gli obiettivi di risanamento, sviluppo e rilancio».
Per il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, si tratta di una procedura «trasparente e non discriminatoria», che ha già ottenuto un sostanziale via libera da Bruxelles, a patto che il governo italiano - come ha detto il portavoce del commissario Ue ai Trasporti - ceda le sue azioni a prezzo di mercato. Ma quanto vale una quota del 25% di Alitalia, considerando che in questo caso verrà ceduto il controllo? Secondo gli analisti di Citigroup, poco più di 300 milioni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha precisato che non è stata ancora fissata la partecipazione da mettere sul mercato, «ma perdere il controllo - ha detto - significa scendere sotto il 30%»; secondo il ministro Alfonso Pecoraro Scanio «si cede circa il 25%». Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha indicato i tempi, sostanzialmente in linea con le indicazioni impartite in ottobre dal presidente Prodi, che aveva posto un termine al 31 gennaio: la scelta di un advisor sarà effettuata nelle prossime settimane, il bando di gara sarà pubblicato a fine anno o al massimo nei primi giorni del 2007, la cessione avverrà nei «due o tre mesi successivi».
La reazione in Borsa è stata travolgente, e il titolo Alitalia è stato anche sospeso: a fine giornata ha segnato un rialzo del 10,57% a 0,93 euro, con scambi pari al 14,45% del capitale. «È un passaggio di estrema importanza - ha commentato Padoa-Schioppa -. La Borsa ha risposto con entusiasmo, ci sono stati commenti molto positivi. Credo si tratti di uno di quei casi - dice - in cui la proprietà, cioè lo Stato, abbia fatto la scelta giusta perché la lunghissima storia di Alitalia si evolva in modo positivo per l’economia del Paese».
Ma chi sarà il nuovo socio di controllo dell’Alitalia? Il ministro Bersani ha sottolineato che saranno valutati i contenuti industriali delle proposte, il ministro Bianchi ha detto «vedremo chi risponde», mentre il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha vagheggiato «un vero imprenditore italiano, che investe, che organizza, rischia, rilancia e affronta con il governo e il sindacato una pagina nuova». Va ricordato che il socio entrante e il governo non potranno sottoscrivere patti, pena il lancio di un’Opa obbligatoria.
Infine, un’osservazione: se il governo ieri ha preso la decisione di vendere, significa che ha la certezza che, quantomeno, la gara non andrà deserta; è lecito supporre che trattative potrebbero essere a buon punto, e ora verranno fatte uscire allo scoperto. La vicenda Alitalia ha dunque imboccato la soluzione, anche se è prematuro immaginare quali costi essa comporterà.