Alitalia, il governo fa crollare il titolo Cimoli: «Non rischiamo l’insolvenza»

A Piazza Affari la compagnia cede il 10%. Scambi pari al 7% del capitale

Enrico Bonzio

da Milano

Dopo le affermazioni del governo su Alitalia, ieri il titolo della compagnia aerea è crollato del 10% in Borsa (meno 9,12% a 0,736 euro), con scambi per 103,2 milioni di azioni pari al 7,4% del capitale. Martedì il presidente del Consiglio Romano Prodi ha definito la situazione di Alitalia «fuori controllo e vicino al fallimento». E ieri il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi parlando da Lussemburgo, dove ha partecipato alla riunione dei ministri dei Trasporti dell'Ue, ha affermato che per il risanamento la via è «quella di un piano di ristrutturazione che richiederà certamente anche dei fondi. Si cercherà di vedere dove trovarli perchè è difficile immaginare che non ci siano investitori interessati ad una partita se si sa che il governo di un Paese intende giocarla in modo positivo». E il mercato ha reagito.
Bianchi, oltre ad affermare che il crollo di Alitalia in Borsa è colpa dei giornali per la lettura data alle dichiarazioni di Palazzo Chigi, ha delineato alcuni punti fermi della posizione dell’esecutivo. La ristrutturazione va realizzata con un partner italiano o straniero, e rifiuta l’idea della svendita. No a soluzioni low cost, ma puntare sulle grandi rotte internazionali e per quanto riguarda gli aeroporti occorrerà operare una scelta tra Malpensa e Fiumicino perchè c’è posto solo per un hub.
In vista dell’incontro tra Prodi e il numero uno di Alitalia Giancarlo Cimoli, previsto per la prossima settimana, ieri l’azienda ha comunicato che il prossimo consiglio di amministrazione è stato fissato per il 19 ottobre, con all'ordine del giorno anche «deliberazioni sul piano industriale 2007-2009». La compagnia non si ferma, quindi, nell'attesa che il governo decida una sua strategia. Inoltre da Alitalia giungono messaggi rassicuranti, in risposta alle richieste di informazione da parte della Consob: sono ingiustificati - spiega l'azienda - sia le voci sulla necessità di una ricapitalizzazione sia il rischio di una insolvenza finanziaria nei primi mesi del 2007. Nessun pericolo di fallimento, quindi. La compagnia «ha una struttura finanziaria solida ed equilibrata, in grado di sostenere pienamente e adeguatamente la continuità aziendale», ha individuato «ulteriori misure di implementazione del piano industriale» ritenendo che «consentirebbero, se attuate tempestivamente, di proseguire il percorso di risanamento intrapreso nel 2004 raggiungendo i risultati di medio-lungo termine previsti».
«Da un punto di vista industriale, la compagnia - sottolinea la nota diffusa - ha avviato negli ultimi due anni, nel pieno controllo delle leve operative, un percorso di risanamento e sviluppo, che ha generato risultati positivi sia dal punto di vista della riduzione della totalità costi unitari ad esclusione del carburante (meno 10% nel 2005 rispetto al 2004, ulteriore riduzione prevista nel 2006) sia dal punto di vista dei ricavi e del traffico (crescita dei ricavi da traffico pari a circa 500 milioni nel 2005 rispetto al 2004 e a circa 50 milioni nel primo semestre del 2006 rispetto al primo semestre 2005; crescita dei passeggeri dell'11,3% nel 2005 rispetto al 2004 e del 3,1% nel primo semestre 2006 rispetto al primo semestre 2005)».