Alitalia, il governo riavvia la privatizzazione

Palazzo Chigi, su iniziativa del ministro dell’Economia Giulio
Tremonti, vara un decreto legge con le linee per la cessione della
compagnia. Deroghe alla legge per semplificare il processo. Ruolo chiave di Intesa Sanpaolo, che sarà advisor e individuerà gli investitori

Milano - Il governo ha formalmente avviato, con un decreto legge approvato ieri, la terza fase della privatizzazione di Alitalia. Le altre due, che hanno impegnato gli ultimi 18 mesi, sono rimaste infruttuose, e la compagnia, in stato sempre più disastroso, oggi appare abbandonata a se stessa. È stato lo stesso ministro dell’Economia e delle finanze, Giulio Tremonti - che è anche l’azionista di maggioranza della società con il 49,9% del capitale - a illustrare i contenuti del decreto e le decisioni del governo.

Le novità sono di sostanza e di forma. Il governo, prendendo atto dell’eccezionalità del caso-Alitalia e dell’inapplicabilità delle norme sulle privatizzazioni create per società in bonis e non in crisi, ha deciso di percorrere una via semplificata rispetto a quella tracciata dalla legge sulle privatizzazioni. Sarà lo stesso Consiglio dei ministri a individuare, con propria delibera, uno o più soggetto qualificati, che promuovano un’offerta per l’acquisizione.

Il braccio operativo del governo sarà Intesa Sanpaolo. Finora l’istituto guidato da Corrado Passera aveva avuto il ruolo di finanziatore di Air One, la compagnia di Carlo Toto che in entrambe le precedenti fasi ha presentato offerte. Oggi sarà l’advisor dell’operazione, con incarichi paralleli sia da parte del governo che della stessa compagnia. Intesa effettuerà immediatamente un esame dell’azienda, e, nel caso giudichi la situazione ancora affrontabile, formulerà delle linee guida per lo sviluppo di un piano industriale; infine, individuerà gli investitori possibili, sui quali si pronuncerà il governo. Tale procedura è semplificata e volutamente flessibile. E non esclude, almeno in via teorica, l’ipotesi del commissariamento, tesi sulla quale continuano a insistere, sottotraccia, parti politiche e tecnici del settore, facendo pensare che all’interno del governo ci sono, a questo riguardo, diversità di vedute.

Tra le deroghe varate con il decreto, anche la sospensione degli obblighi informativi previsti per le società quotate, «al fine di evitare che dalle comunicazioni al pubblico delle informazioni relative alle operazioni di vendita possa derivare un grave danno alla società e al processo di privatizzazione», spiega il Tesoro.

Il percorso avviato ieri sarà rapido. Nella prima fase Intesa, già dai prossimi giorni, con un’apposita squadra di esperti sotto la guida di Gaetano Miccichè, capo della divisione corporate, effettuerà la due diligence sui conti di Alitalia; successivamente darà le proprie indicazioni sull’intervento possibile, sulle linee per perseguire il risanamento, e individuerà gli investitori. Oltre ad Air One, che alla luce di tutto ciò appare fortemente rafforzata, il nucleo di imprenditori individuati da Bruno Ermolli, il quale sembra a questo punto uscire di scena. La stessa Intesa sarà libera di entrare nel capitale, come ha sottolineato ieri Giulio Tremonti (mentre Alessandro Profumo, ad di Unicredit, ha osservato con qualche sfumatura polemica di non essere stato interpellato sulla vicenda). L’arco di tempo complessivo per l’intera operazione è stimabile in qualche mese.

Tremonti, che a questo punto ha preso saldamente in mano la vicenda, ha sottolineato ai ministri che qualunque scelta sarà condivisa e ha rimarcato la centralità del governo nelle decisioni.
Ieri frattanto l’Ue ha ricevuto la lettera di chiarimenti sulla natura del prestito ponte - su cui deve pronunciarsi -, finanziato con un provvedimento del governo Prodi e poi trasferito a patrimonio netto dell’azienda con il decreto fiscale del nuovo governo. Sempre ieri, Alitalia ha comunicato i dati della posizione finanziaria netta al 30 aprile; la cassa ha subito un’erosione di 6 milioni (da 180 a 174) nonostante la contabilizzazione del rimborso Irpeg di 69 milioni.
Critiche dall’opposizione. Il Pd, con Bersani, accusa in particolare l’esecutivo di «aver fatto uno strappo rispetto ai tradizionali meccanismi di trasparenza». Di Pietro (Idv) intravede nella vicenda Alitalia «gli estremi di una turbativa di mercato».