Alitalia, la grande sfida del prof Fantozzi: "Salgo su un aereo che è senza benzina"

&quot;Fare il commissario Alitalia è difficile quanto essere ministro senza maggioranza: valgono solo i risultati&quot;. <a href="/a.pic1?ID=286708" target="_blank"><strong>Passera: &quot;Alitalia non decolla se non c'è un accordo con i sindacati&quot;</strong></a>

da Roma

Appena uscito dallo studio di Aristide Police, presidente dell’Alitalia, il professor Augusto Fantozzi - neocommissario straordinaro della compagnia che fu di bandiera - probabilmente rimugina sull’impegnativo lavoro che lo aspetta. Professore, sbagliamo a definirla la «madre di tutte le patate bollenti»?
«Mi vedrei in una vignetta in cui il ragionier Fantozzi cerca di prendere al volo un aereo in corsa, un aereo che per di più sta finendo la benzina. Il senso dell’urgenza, in quello che sto affrontando, è molto reale».
L’omonimia le pesa?
«Quando ero ministro delle Finanze, facemmo una sorta di gag con Paolo Villaggio: i due Fantozzi. In realtà quando ero al governo, le mie figlie - allora ragazze - non lo gradivano, forse per gli scherzi da parte dei compagni di scuola. A me invece Villaggio è sempre piaciuto, è davvero un bravo artista. E poi nel suo ragionier Fantozzi mi ci riconosco così poco che il rischio di confusione proprio non c’è».
Ha ricordato la sua esperienza politica, prima da ministro tecnico nel governo Dini, poi da politico nel centrosinistra e nel governo Prodi. Anche un altro protagonista del salvataggio Alitalia, Roberto Colaninno, dichiara la sua simpatia per l’opposizione. Possiamo parlare di operazione bipartisan, come si usa dire adesso, fatta insomma nell’interesse nazionale?
«In fondo, chi me lo faceva fare? Ho una certa età, il mio futuro è dietro le spalle. Il commissario lo faccio per senso del dovere, è una sfida con me stesso. Credo che lo stesso valga per Colaninno: vogliamo far vedere che ci proviamo, o magari che ci riusciamo. Operazione bipartisan? L’impegno a far bene non ha colore politico. Naturalmente sono grato a chi mi ha dato fiducia».
Come ha saputo che sarebbe diventato commissario straordinario dell’Alitalia?
«Un giorno mi ha telefonato Gianni Letta, accennandomi alla cosa, e poi tutto è andato avanti molto velocemente. È andata così. Vede, io sono una persona tutto sommato modesta: quello che ho avuto, non l’ho mai sollecitato, stavolta meno che mai. Quando stai in spiaggia non pensi all’Alitalia...».
È più difficile fare il ministro delle Finanze in un governo senza maggioranza, o il commissario dell’Alitalia?
«Fare il ministro in un governo senza maggioranza era defatigante, ma rappresentava anche una grande sfida... penso, forse ricorderà, al famoso e contestato condono fiscale. Andare ogni volta in Parlamento a cercare, e trovare, i voti era difficile sì, però dava anche grande soddisfazione: vedevi i risultati del tuo lavoro. Penso che per l’Alitalia sia la stessa cosa, voglio vedere i risultati nell’interesse degli italiani. Vede, io faccio con passione l’avvocato e mi piace vincere le cause».
Alitalia rappresenta la grande sfida della sua vita professionale?
«Sul muro della mia scuola elementare era scritto “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Da bambino quella scritta mi sembrava strana, ma da grande la conoscenza, soprattutto, mi è molto congeniale».
L’opposizione ha attaccato duramente il piano Alitalia presentato dal governo, ma per lei spende parole di apprezzamento. Questo, in qualche misura, l’aiuta?
«Il consenso sicuramente mi aiuta. Lo chiedo a tutte le parti politiche: per favore, non sparate sul pianista. Se riesco a far bene, è nell’interesse di tutti. Io capisco bene le ragioni della politica, chiedo solo che non mi vengano messi inutili bastoni fra le ruote. Così lavorerò meglio. Poi, se ci saranno errori, me ne assumerò la responsabilità».
Certo, è molto presto per parlare di lavoro. Quali saranno i suoi primi passi?
«Non voglio ancora scendere nel merito delle cose da fare. I primi passi sono molto giuridici e formali. La procedura è complessa, lunedì mi metto di buona lena a lavorare. I tempi sono stretti, ogni giorno gioca contro di noi».
Corrado Passera dice che le prossime 4-5 settimane saranno cruciali per capire se si va avanti o no; e aggiunge che senza i sindacati non si va da nessuna parte.
«Le quattro-cinque settimane di cui parla Corrado Passera rappresentano un lasso di tempo realistico. Faccio l’avvocato, so quanto siano importanti i tempi, e in questo caso spero che si possano rispettare. Quanto ai sindacati, è sicuramente così: avranno un ruolo molto importante».
Soprattutto perchè a lei tocca la parte bad company, mentre Passera e Colaninno hanno la parte best.....
«Non creda che la loro sia più facile, ognuno deve affrontare questioni molto delicate. Per quanto mi riguarda ho già parlato oggi con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che lunedì incontra i sindacati sulla questione degli esuberi. La leadership della trattativa è sua, io sarò al suo fianco».
Come giudica il decreto appena varato dal governo? Lei ha concorso a definirlo?
«No, non sono stato consultato ed è giusto e corretto così. Posso dire che non è un decreto Alitalia, ma una modifica alla legge Marzano per le grandi imprese che offrono un pubblico servizio. Le nuove norme potranno prestarsi a servire in casi analoghi, tengono conto della necessità di non interrompere il servizio, e assicurarne la continuità nel rispetto delle regole internazionali».
Un’ultima domanda, che è anche una richiesta di previsione: ci saranno problemi con Bruxelles?
«Ci potranno essere problemi solo se la Commissione europea vedrà margini di astuzia nei nostri comportamenti. Se, come sono certo, quei margini non ci saranno, andrà tutto bene».