Alitalia: guerra di cifre, confronto sospeso

Accuse dei confederali sulle manutenzioni. I piloti: nessuna preoccupazione

Paolo Stefanato

da Milano

Martedì sera l’Alitalia ha confermato che nel 2006 sarà centrato l’obiettivo del piano industriale: il ritorno al profitto. A ventiquattr’ore di distanza i sindacati hanno detto: senza «artifici contabili» la perdita sarà di 270 milioni.
A Palazzo Chigi è cominciato con l’aggressività di questa «smentita» l’incontro-chiave per il futuro della compagnia, quella riunione a tre - azienda, sindacati, governo - la cui convocazione ha permesso, la settimana scorsa, di ottenere una tregua alle agitazioni sindacali che hanno decimato l’attività. L’incontro si è protratto fino a notte inoltrata ed è poi stato sospeso per riprendere, entro dieci giorni: i sindacati sono apparsi divisi sulla decisione se riprendere nello stesso Palazzo Chigi (che ha prevalso) oppure al ministero del Lavoro.
Con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, c’erano i ministri Alemanno (Politiche agricole), Maroni (Lavoro), Lunardi (Infrastrutture, con il suo vice Tassone); presenti inoltre i tre leader di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, insieme ai leader dei sindacati di categoria, e di Ugl, Anpac, Avia e Anpav. Per l'azienda c’era il presidente e amministratore delegato, Giancarlo Cimoli. «Al limite delle false dichiarazioni sociali» sarebbero i dati contenuti nel piano, hanno riferito i sindacati. Le stesse sigle confederali hanno consegnato al governo un documento di 35 pagine nel quale, oltre ai dubbi sui conti della compagnia, sono espresse preoccupazioni sulla congruità delle attività di manutenzione degli aerei. Vanno ricordati gli schieramenti sindacali: da una parte, contro l’azienda, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Unione Piloti; dall’altra, dalla parte dell’azienda, i piloti dell’Anpac e gli assistenti di volo di Avia e Anpav. I due fronti rispecchiano la divisione dell’azienda nelle attività di «volo» e «servizi», nelle quali le rappresentanze sindacali sono nettamente divise; i confederali hanno una forte presenza in Az Servizi, quasi insignificante nelle attività di volo.
All’apertura dell’incontro, Cimoli si è detto disponibile al confronto. Ma il sottosegretario Letta ha spiazzato le parti dichiarando che Palazzo Chigi non è la sede adatta a un dibattito tra lavoratori e azienda, essendo quest’ultima una spa quotata, sottoposta alle regole del codice civile. Sul piano industriale di Alitalia - ha detto poi - ci sono «vincoli imprescindibili, impegni assunti e regole da rispettare» nei confronti del mercato e dell'Unione Europea. Così ha proposto il ritorno alla sede naturale - e cioè in azienda - della trattativa sul piano stesso e sui suoi contenuti.
La proposta è stata respinta dai sindacati, che si sono dichiarati non disponibili a riprendere il filo del discorso alla Magliana. Una proposta alternativa è venuta in seconda battuta dallo stesso Letta: riprendere il confronto al ministero del Lavoro, visto che il nodo centrale delle contestazioni al piano riguarda lo scorporo dei dipendenti da Alitalia ad Alitalia Servizi. La seduta è stata sospesa, i sindacati si sono riuniti per discuterne al proprio interno, e alla ripresa - dopo una ventina di minuti - sono rientrati alla trattativa per dichiarare l’accettazione della proposta di rivedersi in altra «sede istituzionale». Ha prevalso l’idea di continuare a Palazzo Chigi.
La riunione è stata sciolta intorno alle 23. Sono seguite due conferenze stampa, degli opposti fronti sindacali, centrate soprattutto sui problemi della sicurezza. Non è stato comunicato, per ora, quando si svolgerà il prossimo incontro, comunque «entro dieci giorni».
Quanto alla sicurezza, Filt-Cigl, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Unione piloti esprimono preoccupazione per il livello di manutenzione degli aeromobili della compagnia di bandiera. L’Anpac (piloti) si è nettamente dissociata da questa posizione.