Alitalia, i dubbi dei revisori sui conti 2007

Air One, dopo la sconfitta al Tar, si rivolge al Consiglio di Stato, ma varie parti sollecitano un’Offerta pubblica

da Milano

Una giornata dominata dal dopo-Tar. Il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, ha fatto visita alla Consob senza rilasciare dichiarazioni. Nel pomeriggio il cda della compagnia si è riunito, senza comunicare alcun contenuto. I due incontri vanno messi in relazione: in discussione, come già trapelato l’altro ieri, c’è la continuità aziendale della compagnia e la certificazione del bilancio 2007 da parte di Deloitte. La cassa si sta esaurendo. Se fino a qualche tempo fa il denaro era considerato sufficiente per alimentare un anno di attività, ora la previsione è rivista in peggio: entro giugno, ha dichiarato la compagnia, è indispensabile un aumento di capitale da 750 milioni. Deloitte - con la quale sono in corso incontri da almeno una settimana - vuol capire la reale capacità di sopravvivenza della compagnia «stand alone» prima di assumersi la responsabilità della certificazione. Nodo non ancora sciolto. Intanto, gli ambienti governativi più vicini al Tesoro premono per portare la procedura - ormai sgombrata dall’incognita del ricorso al Tar - il più possibile oltre un punto di non ritorno entro questa legislatura. Ma sarà inevitabile, come più volte ripetuto, un intervento del prossimo governo: senza il cui assenso, ha detto sensatamente Air France nei giorni scorsi, non se ne farà nulla, perchè il settore è troppo regolamentato per pensare a un’operazione ostile.
Nonostante la sconfitta di mercoledì, Air One continua a tenere desta l’attenzione. Se da un lato Carlo Toto, dopo un anno di procedura, non ha ancora ben chiarito i suoi piani né i compagni di cordata (unica adesione: l’operatore di catering My Chef), dall’altro sembra non demordere. Così ora la curiosità si è spostata sulle sue eventuali, future mosse (oltre all’annunciato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del tribunale amministrativo); il finanziatore di Toto, Corrado Passera (ad di Intesa Sanpaolo) ha detto e ripetuto che le risorse finanziarie non sono un problema. Così tutti ormai si aspettano un finale col botto: e cioè, una contro-Opa di Air One come risposta all’Ops di Air France. Non è un’idea troppo fantasiosa, poiché anche un prezzo molto elevato (per esempio, un euro ad azione - ieri 0,66, più 1,5% - per un esborso di 1,2 miliardi) potrebbe essere ripagato a leva grazie a poste facilmente liquidabili e molto ricche: i residui slot a Heathrow, il 2% di Air France-Klm, le attività cargo, parte della flotta, i terreni a Fiumicino porterebbero ricavi, a spanne, per un miliardo. Inoltre Air One, acquistando Alitalia, potrebbe vendere il suo ramo d’azienda a Linate ottenendo di fare cassa e di zittire l’Antitrust. Quando ipotizzammo, su queste colonne, un’Opa di Air One, il 28 dicembre scorso, la reazione della compagnia fu: «Non in questo momento», lasciando trapelare un progetto allo studio.
Sull’eventualità di un’Opa concorrente a quella di Air France si è espresso esplicitamente ieri il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: «Sarebbe una prima tappa di trasparenza in un processo fino ad ora oscuro». L’idea dell’Opa è stata rilanciata anche dal suo assessore ai Trasporti, Raffaele Cattaneo, che ha nuovamente chiamato a raccolta gli imprenditori lombardi.
Critico il ministro dei Trasporti, Bianchi: «Tutti i grandi Paesi europei hanno una compagnia aerea di riferimento. L’Italia invece ha deciso che non gli interessa, e lo considera un asset da vendere».