Alitalia, i sindacati bloccano le cessioni

Eds e Accenture in gara per joint venture. Titolo in recupero (+1,54%)

Enrico Bonzio

da Milano

Si è concluso con un nulla di fatto il previsto incontro tra Alitalia e sindacati per la trattativa sulla dismissione dei rami d’azienda nei servizi informatici e amministrativi. Un altro incontro è previsto domani, mentre rimane confermato lo sciopero proclamato per venerdì 29 settembre. E giovedì il numero uno della compagnia Giancarlo Cimoli «calerà le sue carte» con l’audizione alla Commissione trasporti della Camera, ed è possibile che in quell’occasione presenti le linee guida di un nuovo piano di rilancio della compagnia.
Per quanto riguarda le dismissioni, sono gli americani di Eds e di Accenture i partner in corsa per le esternalizzazioni dell’area informatica e dei servizi amministrativi di Alitalia. Secondo una fonte finanziaria l’azienda ha costituito recentemente due società, Az Servizi Informatici e Az Servizi Condivisi, cui saranno ceduti i rami di azienda. In queste entreranno i partner esterni che sono Eds per l’informatica e Accenture per i servizi amministrativi.
Alitalia tre settimane fa aveva comunicato ai sindacati l’intenzione di esternalizzare i due rami di azienda, una operazione prevista dal piano di rilancio dello scorso anno. Ma i sindacati contestano i tempi delle dismissioni e le percentuali che Alitalia vuole detenere nelle società di nuova costituzione. Inizialmente la compagnia aerea aveva detto di voler lasciare ai due partner la maggioranza nelle due joint-venture cedendo l’80% del capitale. Successivamente nel tentativo di venire incontro alle preoccupazioni sindacali si è detta disponibile a cedere solo il 49 per cento.
I riflettori sono comunque puntati sull’esecutivo, con i sindacati che hanno infatti chiesto più volte l’intervento risolutivo del governo. Ieri si è pronunciato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale occorre sia un nuovo piano industriale sia un nuovo management. Al contrario la scorsa settimana il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, aveva detto che «quello che ha affossato l’azienda è che «ogni volta che si è trattato di decidere come rilanciarla, il governo, che è l’azionista principale, ha cercato scorciatoie cambiando l’amministratore delegato». Quattro ministri hanno chiesto la rimozione di Cimoli e ora si tratta di capire quale sia l’orientamento del ministro «azionista», Tommaso Padoa-Schioppa, il quale, nello scorso mese di agosto, aveva riconfermato in pieno la fiducia al numero uno di Alitalia. Ora si attende una riunione che il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha annunciato venerdì scorso ma che non è stata ancora fissata.
Ieri il titolo della compagia aerea ha chiuso la seduta a Piazza Affari a 0,8366 euro, in crescita dell’1,54% risalendo dai livelli minimi registrati la scorsa settimana quando l’azione era scesa sotto gli 0,8 euro.