Alitalia, i sindacati s’alleano con Prato e scaricano Malpensa

Documento congiunto delle nove sigle nazionali a sostegno del piano industriale del presidente. Sconcerto in Lombardia

da Milano

Anche i sindacati scaricano Malpensa. Tranne quelli lombardi, ovviamente, che prendono le distanze dal documento sottoscritto ieri dalle nove sigle nazionali i quali, dopo un incontro con il vertice dell’Alitalia, hanno sottoscritto un documento comune. Era tempo i lavoratori della compagnia non esprimevano compatti tanta sintonia con il management con un assenso totale al piano industriale di sopravvivenza, che comprende il ridimensionamento di Malpensa; «inopportuno», dice d’altra parte il documento, parlare di esuberi. Un’Alitalia «romanocentrica» (indipendentemente da chi ne sarà l’acquirente) piace ai sindacati romani, che affossando Malpensa si liberano anche di tutte le pratiche organizzative che la suddivisione del traffico tra Milano e Roma comportava. Firmatari: Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, SdL, Anpac, Anpav, Avia e Unione Piloti.
L’adesione plebiscitaria al piano industriale del presidente Maurizio Prato ha varie implicazioni: è un sostegno all’ormai prossima scelta dell’acquirente; è un credito per ottenere un atteggiamento morbido nei confronti dei lavoratori, da Prato e dal nuovo azionista. L’unica variabile sostanziale, in questo momento, riguarda l’eventuale caduta del governo, che rimetterebbe tutto in discussione, con la la Lega che recupererebbe un peso per difendere Malpensa e il suo bacino economico (che oggi rischia tra i 5 e i 7mila tagli).
La presa di posizione sindacale è stata accolta con sconcerto dai sindacati e dalle autorità in Lombardia, a 24 ore dalla mobilitazione organizzata proprio in difesa dello scalo. Ma, imprevisti a parte, sembra tutto ormai avviato: a giorni Prato svelerà il nome dell’acquirente, sostenuto dai lavoratori che, ripetendo le sue stesse parole, ritengono debba essere «un forte soggetto industriale». La rosa si restringe ad Air France e Lufthansa, con eventuali «frange» italiane (Air One, Baldassarre); Air France, che per molti aspetti è finora ampiamente avvantaggiata, ha apprezzato il piano industriale di Prato che riconcentra il traffico su Roma. Così il triangolo Alitalia-sindacati-Air France si chiude.
Ieri dall’elenco dei candidati si è discretamente sfilato il fondo statunitense Tpg, che ha lamentato la difficoltà di creare un gruppo di alleati italiani (essenziale per un operatore straniero); l’altro ieri Aeroflot aveva ufficialmente preso tempo, lasciando intendere che la sua determinazione si sta sfilacciando.
Nel documento sindacale l’atteggiamento nei confronti di Malpensa è molto netto. Il riposizionamento a Fiumicino viene definito «indispensabile». Alla luce di una crisi Alitalia (più 0,25% in Borsa) attribuita all’«assenza di una politica di programmazione e alla carenza di interventi governativi tesi a un riordino del trasporto aereo in Italia», viene considerato «impossibile presidiare efficacemente due grandi aeroporti intercontinentali». Dell’area lombarda vengono rilevate le «carenze infrastrutturali e la frammentazione del sistema aeroportuale». La vicinanza di Malpensa a Linate e ad altri hub concorrenti viene considerata «un’indubbia diseconomia per Alitalia».