Alitalia, i terreni spingono il titolo: più 7%

I cespiti erano iscritti a bilancio 2005 per 10 milioni: oggi ne valgono 120-140

Paolo Stefanato

da Milano

A forza di «grattare il barile» - dalla cessione della sede della Magliana nel 2002 all’ipoteca sulla flotta di proprietà nel 2005 - l’Alitalia è prossima alla vendita degli ultimi terreni in portafoglio, situati in Comune di Fiumicino, vicino al sedime aeroportuale. Il motivo principale dell’operazione risiede nel valore dei 50 ettari, che si è improvvisamente moltiplicato grazie al cambio di destinazione d’uso deliberato dal Comune di Fiumicino. Il valore iscritto nel bilancio 2005 era di 10,5 milioni di euro; il valore di mercato sul quale si sta trattando è almeno 12 volte tanto, secondo stime prudenziali. L’azienda vorrebbe invece incassare non meno di 130-140 milioni. Aeroporti di Roma, prima in cordata con altri partner, poi da sola, si è mostrata interessata e i colloqui continuano; la società non commenta. Alitalia, che naturalmente vuole ottenere il massimo, «parla» anche con altri due gruppi, gli stessi che possiedono altri terreni contigui, beneficiati pure loro dalla bacchetta magica dell’amministrazione. Si fa il nome della Lamaro di Pierluigi Toti, immobiliaristi romani.
Spinta da indiscrezioni sull’operazione, Alitalia ieri si è presa una bella rivincita in Borsa, guadagnando, a fine seduta, il 7,23%, dopo aver fatto segnare un incremento superiore al 10,5%. La plusvalenza prevista per l’operazione infatti è notevole e sarebbe una bella boccata d’ossigeno per le casse della società. La compagnia ha confermato la trattativa, anche se nel proprio comunicato ha registrato il ritiro della cordata legata ad Aeroporti di Roma. La nota parla di una chiusura possibile «in tempi brevissimi». Improbabile, tuttavia, che la firma possa essere messa oggi, entro ciò il primo semestre di esercizio; se l’obiettivo fosse stato quello di inserire la plusvalenza nei conti a giugno, tecnicamente la cessione doveva essere chiusa già da qualche tempo. Sul titolo Alitalia, particolarmente depresso, Deutsche Bank - la banca che ha guidato il consorzio di garanzia per il collocamento dell’aumento di capitale, avvenuto a 0,8 euro - ha riavviato la copertura di Alitalia con la raccomandazione «buy» e un target price di 1,13 euro (lontano tuttavia dagli 1,43 euro indicati a febbraio). Ieri la quotazione è stata di 0,92 euro. In uno studio, la banca spiega che i rischi sulla valutazione del titolo sono rappresentati dai prezzi del carburante, dall’atteggiamento dei sindacati, da un ulteriore ritardo nella politica di taglio dei costi e dalle condizioni macroeconomiche. Ma esiste ancora, secondo l’istituto, spazio di crescita per il titolo anche in vista «di una positiva estate». La banca si spinge in previsioni: assumendo il prezzo del greggio a 73 dollari, la ripresa delle iniziative per abbattere i costi e una buona stagione estiva, la perdita netta nel 2006 sarebbe di 22 milioni di euro (dai 167 milioni di rosso del 2005).
Anche queste stime confermano che l’obiettivo dell’utile nel 2006 non sarà raggiunto; in ogni caso - va sottolineato - l’utile promesso nel piano industriale è operativo, indipendente cioè da eventuali poste straordinarie.
Ieri Carlo Rinaldini, commissario straordinario di Volare - la cui cessione ad Alitalia è stata bocciata dal Consiglio di Stato - ha ribadito che nella gara per la vendita non ci sono state irregolarità formali. Rinaldini, con oggi, lascerà il proprio incarico.