Alitalia, Intesa: "Serve l'accordo dei sindacati"

Il cda decreterà lo stato di insolvenza per avviare l’amministrazione straordinaria. Rimane lo spinoso tema degli esuberi. I sindacati: "Non accetteremo di
essere relegati all'esclusiva gestione degli effetti sul lavoro". Intesa: "Nei prossimi giorni nuovi investitori"

Roma - La strada verso la Nuova Alitalia passa oggi per la Magliana. Il cda della compagnia aerea si riunirà questa sera per decretare lo stato di insolvenza. Si tratta di un passo necessario per avviare l’amministrazione straordinaria. Intanto, l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera fa sapere che senza un accordo con i sindacati, il progetto di rilancio di Alitalia potrebbe essere a rischio.

Decretare lo stato di insolvenza Dopo che ieri il governo ha dato il via libera - con la modifica della legge Marzano - al salvataggio di Alitalia e alla divisione in due nuove società, una bad company e una best company, ora con lo stato di insolvenza si potrà procedere all’immediata nomina del commissario straordinario, Augusto Fantozzi. Il passo successivo sarà un’offerta, da parte della nuova Compagnia Aerea Italiana, relativa ad alcuni asset dell’aviolinea. Rimane lo spinoso tema degli esuberi, che già lunedì sarà sul tavolo nell’incontro tra Governo e sindacati.

Il monito di Passera "Senza l’accordo sindacale l’operazione non si fa", ha detto Passera, l’advisor che ha messo a punto il progetto fenice per alitalia. Passera ha aggiunto, riguardo all’ingresso di nuovi soci nell’operazione, "credo che nei prossimi giorni si aggiungeranno altri azionisti". Quanto poi al valore della quota di Banca Intesa ha chiarito che si tratta di "100-150 milioni, circa il 10 per cento" del capitale. E proprio sugli investimenti Passera ha fatto sapere che, nei prossimi giorni, ci potranno entrare a far parte della cordata nuovi. L’ad di Intesa ha, infatti, confermato sul possibile "interessamento" di altri istituti di credito stranieri.

Le reazioni della politica Dal mondo politico piovono sia parole di grande soddisfazione che di forte critica. "Questo è un grande successo", commenta il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ammettendo che, visto il nodo esuberi, "questa operazione ha dei costi", ma precisando anche che diversamente "non ci sarebbe stata Alitalia". E comunque secondo il ministro i presupposti perchè Alitalia diventi una "compagnia sana" e "svolga un ruolo" ci sono. Dall’opposizione arrivano le bocciature: il piano Alitalia "rappresenta uno spacchettamento che scarica sui contribuenti i debiti, i costi e gli esuberi", spiega Cesare Damiano, viceministro del Lavoro nel governo ombra del Pd. Per il ministro dell’Economia del governo ombra, Pierluigi Bersani, "Berlusconi è stato il problema, non la soluzione del problema Alitalia, se quando ha governato dal 2001 al 2006 il titolo è sceso da 10 euro a un euro".

Sindacati in campo Le nove sigle sindacali presenti in Alitalia hanno confermato la presenza all’incontro di lunedì prossimo al ministero del Lavoro ma hanno ribadito "con forza l'ineludibilità di un preventivo confronto a tutto campo sul piano industriale e sul riassetto del gruppo". In una nota congiunta, le parti sociali hanno osservato che quella di lunedì "sembra una convocazione diversa da quella che servirebbe: non a Palazzo Chigi sul piano industriale, ma al ministero del Lavoro, e non è un problema formale. Tale incontro infatti non può che prendere in esame la strumentazione degli ammortizzatori sociali a disposizione. La nostra posizione è nota: non abbiamo alcuna intenzione di accettare un confronto esclusivamente circoscritto alla gestione degli esuberi. Il sindacato non accetterà di essere relegato alla esclusiva gestione degli effetti sul lavoro di un piano sconosciuto".