Alitalia, l’aumento vola verso il 98%

Il collocamento dell’inoptato del Tesoro e il prezzo dei diritti indicano un successo dell’operazione

da Milano

È fortemente condivisa negli ambienti finanziari la sensazione che l’aumento di capitale dell’Alitalia stia incontrando un ottimo riscontro da parte del mercato. Chi azzarda dei numeri ipotizza che le sottoscrizioni saranno del 98% circa, e che l’intervento sull’inoptato da parte del consorzio di garanzia guidato da Deutsche Bank non dovrebbe dunque essere superiore al 2%. Tradotto in euro, le banche potrebbero impegnarsi per 20 milioni di euro sui 517 che complessivamente garantiscono. Queste convinzioni nascono dall’interesse suscitato dai road show, dal successo del collocamento dei diritti inoptati del Tesoro, dalla qualità dei sottoscrittori istituzionali, dai volumi elevati dei diritti scambiati, dal prezzo elevato raggiunto dai diritti stessi che rende conveniente sottoscrivere le nuove azioni; o meglio, che sconsiglia di non sottoscriverle. I 27,6 milioni di diritti del Tesoro hanno ottenuto 68 milioni di richieste, e sono andati a riparto, 0,50 euro ciascuno. Acquirenti sono stati per un terzo fondi tradizionali, per due terzi fondi hedge «special situation», prevalentemente americani, che investono in società in ristrutturazione o prossime a discontinuità di assetto; non hanno un’ottica di breve periodo, 18-24, e uniscono logiche degli hedge con altre del private equity. Negli Stati Uniti sono molto attivi nel mondo delle compagnie aeree, settore nel quale hanno acquisito esperienza. Gli istituzionali che hanno sottoscritto i diritti del Tesoro sono per il 10% italiani, 10% statunitensi, 10% dell’Europa continentale, 70% britannici, anche di matrice Usa.
Ricordiamo che è in corso fino a venerdì l’esercizio dei diritti con la sottoscrizione delle nuove azioni. Dal 7 dicembre, per cinque giorni, ci sarà l’asta dei diritti inoptati, e alla fine di questa fase le banche del consorzio dovranno intervenire. Ieri il titolo ha chiuso a 0,966 euro (meno 1,3%).