Alitalia, l’Ue avvia l’indagine sugli aiuti

da Milano

Le Banche centrali di tutto il mondo sono in stato di massima allerta. D’altronde, ormai è un dato di fatto: a fronte del rallentamento della congiuntura, le economie globali fanno fronte alla minaccia dell’inflazione, che non dà alcun segnale di rallentare la crescita, causa il continuo balzo dei prezzi energetici e alimentari. La conseguenza è che le banche centrali rimangono vigili e pensano già al momento in cui alzeranno i tassi di interesse per frenare il rialzo dei prezzi. Le dichiarazioni di qualche giorno fa del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, sui «rischi al rialzo dell’inflazione» trovano conferma nel Beige Book diffuso ieri sera dalla Banca centrale Usa, in cui si mette in evidenza che «gli aumenti dei prezzi energetici e dei beni alimentari stanno danneggiando la spesa per consumi degli Stati Uniti» in un quadro economico rimasto debole in aprile e maggio e caratterizzato da aumenti salariali moderati e da assunzioni non costanti. Nel rapporto si rileva anche un deterioramento della qualità del credito o si prevede che ciò avvenga in diversi distretti, assieme a un preoccupante aumento del livello delle scorte di magazzino. Debole resta anche il mercato immobiliare.
Quanto alla Bce, la scorsa settimana il numero uno, Jean-Claude Trichet, ha detto di considerare «possibile» un rialzo del costo del denaro. «Non siamo di fronte a una serie di aumenti dei tassi», ha però cercato di rassicurare ieri Juergen Stark, esponente del comitato esecutivo dell’istituto di Francoforte. Il rendimento dei Bot a 12 mesi offerti all’asta è comunque salito al 4,58%, ai massimi dal dicembre 2000.
Intanto, la Banca centrale indiana si è già mossa: per la prima volta negli ultimi 15 mesi i tassi sono stati alzati dal 7,75 all’8% a causa dell’inflazione.