Alitalia, Letta apre ai sindacati e disinnesca lo sciopero del 19

Convocato un vertice a Palazzo Chigi il primo febbraio

da Milano

Anche se le ultime sigle sindacali scioglieranno oggi i dubbi residui, ieri sera si poteva già intuire che lo sciopero indetto per venerdì dai dipendenti dell’Alitalia non ci sarà. Nel pomeriggio è intervenuto nuovamente il presidente della commissione di garanzia sugli scioperi, secondo il quale la precettazione sarebbe stata legittima e necessaria. E lunghe riunioni sindacali hanno impegnato tutta la giornata.
Ma la novità determinante è arrivata da Palazzo Chigi: smentendo un atteggiamento di muro contro muro che il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, aveva tenuto nei giorni scorsi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha deciso per un’«apertura»; diversa, sì, da come volevano i sindacati - che sono stati convocati «solo» il primo febbraio, dopo l’apertura delle buste della prima fase di privatizzazione - ma sufficiente a offrire un’uscita decorosa dal «cul de sac» nel quale si erano cacciati. Ieri sera soltanto i confederali (esclusa la Uil) di assistenti di terra e di assistenti di volo e gli autonomi del Sult non avevano ancora rinunciato formalmente allo sciopero; gli ultimi a «sfilarsi», in giornata, erano stati i piloti di Cgil, Cisl e Ugl.
Tutto il fronte sindacale è apparso fin da subito spaccato su uno sciopero «a oltranza» (proclamato il 20 dicembre) che aveva come motivazione quella di difendere l’indifendibile, ovvero l’assetto attuale di Alitalia Servizi, la società che un tempo veniva definita, per semplicità, «bad company», e che come tale verrà considerata da qualunque acquirente. E qui si capisce anche lo scontro di potere all’interno delle rappresentanze dei lavoratori: nei servizi di terra, quelli sempre più esternalizzati, c’è ancora la maggior presa dei sindacati confederali. Persi questi territori, essi in Alitalia non conteranno più quasi nulla. Il proclama di voler mantenere intatta Az Servizi nel gruppo non è altro che un estremo tentativo di non perdere quel che resta del loro potere. Lo sciopero del 19 aveva questa motivazione sostanziale: nient’altro.
Ma ai sindacati confederali e al Sult è sfuggito qualcosa: la propria base. Lo sciopero, in questo momento delicatissimo per la compagnia, non è stato né capito né condiviso dai lavoratori. L’astensione avrebbe seriamente rischiato di diventare un flop, anche considerando che Anpac, Anpav e Uil non vi hanno mai aderito, e che i piloti dell’Up si sono ben presto dissociati. I sindacati che ieri sera facevano ancora gli schizzinosi sulla revoca, devono aver rivolto pensieri grati a Enrico Letta per il salvagente che permetterà loro di uscire dalle secche di una situazione insostenibile.
I sindacati chiedevano al governo un incontro prima del 29 gennaio, scadenza della presentazione delle manifestazioni d’interesse; Bianchi furbescamente ieri ha dichiarato in una lettera di accettare la condizione, ma con il vincolo di non toccare il tema Alitalia. Le perplessità dei sindacati sono state infine fugate dal sottosegretario alla presidenza, Letta, con il compromesso dell’invito spostato al primo febbraio. All’incontro parteciperanno lo stesso Bianchi e, soprattutto, Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro-azionista dell’Alitalia (meno 1,33% in Borsa).