Alitalia, Lunardi non smentisce l’arrivo di Bondi

Fuoco incrociato su Cimoli, in difficoltà sul decreto per i requisiti di sistema. Governo pronto a precettare gli assistenti di volo

da Milano

«No comment. Nessun commento. Sono cose delicate...». La crisi dell’Alitalia è grave ma il governo farà di tutto per la sopravvivenza della compagnia: il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, ribadisce l’impegno di Palazzo Chigi e non smentisce le voci sul possibile avvicendamento alla guida del gruppo: il «risanatore» della Parmalat, Enrico Bondi al posto dell’attuale presidente e amministratore delegato, Giancarlo Cimoli.
«Non posso giudicare non voglio giudicare», ha risposto Lunardi alla richiesta di una valutazione sull’operato dell’attuale presidente e amministratore delegato di Alitalia, Giancarlo Cimoli, limitandosi ad aggiungere: «Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare, la nostra parte l’abbiamo fatta fino in fondo, con impegno».
Lunardi non esclude che il decreto sui cosiddetti «requisiti di sistema» per il settore aereo vada in Consiglio dei ministri già nel corso di questa settimana: «Il mio ministero ha già predisposto tutto. Lavoriamo perché sia garantita la sopravvivenza di Alitalia, l’abbiamo fatto fino ad oggi, vorrei ben vedere che non lo si faccia per il futuro. Abbiamo lavorato in sede Ue, abbiamo grande disponibilità dalla comunità europea. Fino all’ultimo non demordiamo».
Il ministro Pietro Lunardi ha ricordato ancora che la prima stesura del decreto sui requisiti di sistema prevedeva uno stanziamento di 102 milioni di euro: «Lo stanno mettendo a punto - ha aggiunto -, stanno aggiustando la cifra».
Bondi o non Bondi (l’interessato ha smentito decisamente la suggestiva ipotesi), su Giancarlo Cimoli è ormai fuoco incrociato. Anche se, in verità, eventuali sue dimissioni in questa delicata fase, metterebbero a rischio la privatizzazione della compagnia. Mentre, cosa non di poco conto, le casse di Alitalia sono al collasso. Si dice che la permanenza (non si sa fino a quando) di Cimoli in cabina di comando sia legata a doppio filo a quel decreto che il Consiglio dei ministri dovrebbe discutere e varare entro la settimana appena iniziata. La mancata concessione di quegli stessi requisiti ha fatto scivolare ben due illustri predecessori di Cimoli, Mengozzi e Zanichelli. E forse oggi inizia la fase più drammatica del capitolo Alitalia. Le banche chiamate a garantire la capitalizzazione da 1,2 miliardi di euro non daranno il via libera all’operazione senza aver esaminato prima il nuovo piano industriale. Un piano industriale non ancora scritto, ma già contestato duramente dai sindacati.
Intanto da oggi il governo è anche alle prese con lo sciopero degli assistenti di volo di Alitalia, proclamato per sabato prossimo. «Faremo di tutto - ha detto Lunardi in proposito - per evitarlo», lasciando chiaramente indendere che se sarà necessario non è ecluso il ricorso alla precettazione, soprattutto se i sindacati dovessero insistere sulle loro posizioni di intransigenza: «Faremo di tutto per evitarlo - ha detto il ministro -. In questo momento direi che tutti dovrebbero avere la coscienza di non pensare nemmeno agli scioperi. Se dovessero persistere faremo come abbiamo fatto altre volte. L’8 ottobre i voli dovranno essere regolari. Non si scarichino i disagi sugli utenti. La situazione Alitalia è molto delicata. Abbiamo chiesto che i sindacati facciano un atto di coscienza e rinviino le loro rivendicazioni a tempi migliori».