Alitalia, Maroni esclude interventi del governo

Domani al consiglio della compagnia la ricapitalizzazione e i conti trimestrali

da Milano

Mentre Deutsche Bank sta ancora lavorando, insieme a istituti italiani e stranieri, alla costituzione del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale di Alitalia, ieri il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi, ha confermato il calendario già in buona parte definito: «L’11 novembre - ha detto - ci dovrebbe essere la sottoscrizione da parte delle banche dell’aumento di capitale»; il ministro intendeva parlare, evidentemente, della garanzia prestata dalle banche all’aumento che il cda varerà domani. Dopo questo passaggio, ha aggiunto Lunardi, il dossier arriverà al Consiglio dei ministri «entro la fine dell’anno, e quindi l’operazione avverrà come previsto». Come si ricorderà, Bruxelles ha richiesto tassativamente che entro il 2005 l’aumento venga concluso e che il Tesoro, che oggi detiene il 62,4%, scenda sotto il 50% (a un minimo del 30%).
Su Alitalia si è espresso anche il ministro del Lavoro, Roberto Maroni. «Ora Alitalia deve camminare da sola - ha detto - gli interventi del governo, non ultimo quello sui requisiti di sistema, sono esauriti». Sul decreto, peraltro, si infittiscono le ipotesi di una revisione a danno delle compagnie. Maroni spera che l’aumento di capitale «porti a una soluzione, consentendo ad Alitalia di rilanciarsi e di risolvere i propri problemi. È un auspicio caloroso ma non siamo in grado di intervenire per dare garanzie». L’aumento di capitale, secondo Maroni «è un passaggio essenziale, speriamo anche risolutivo per i problemi di Alitalia. Escludo - ha detto - un intervento del governo che possa evitare il fallimento se si dovesse arrivare a questa situazione che oggi comunque ancora non c’è. Escludo - ha concluso - qualsiasi intervento del governo che possa interferire con il mercato perché di questo stiamo parlando, essendo una società quotata in Borsa». Ricordiamo, tuttavia, che il governo è già economicamente in gioco come azionista di maggioranza: se scenderà al 49% le stime dicono che dovrà versare circa 550 milioni di euro, 25 euro a famiglia.
Ieri anche il senatore Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, si è espresso su Alitalia: «Sono stati fatti parecchi errori di gestione, anche in passato - ha detto in un’intervista - bisognava cercare alleati potenti, come hanno fatto Air France o British Airways». Grillo sembra dimenticare che Alitalia fu la prima ad avviare una fusione con l’olandese Klm, operazione vanificata dall’atteggiamento ondivago e incoerente del governo sul ruolo dello scalo di Malpensa. La crisi di Alitalia cominciò, rovinosamente, proprio allora.