Alitalia, MatlinPatterson fa rotta su Air One

da Milano

Dieci giorni in più per organizzarsi. Il rinvio deciso dal Tesoro, nella gara per l’Alitalia (più 0,78% in Borsa), è venuto incontro soprattutto alle esigenze del candidato italiano, l’Ap holding di Carlo Toto che controlla Air One. Il problema di Toto è quello di reperire i finanziamenti, fronte sul quale si sta adoperando Intesa Sanpaolo. La sequenza dovrebbe essere la seguente: la conclusione della due diligence di Price Waterhouse sul valore di Ap holding, e poi l’ingresso nel capitale di alcune banche (si parla di Mps, Morgan Stanley, Nomura, oltre alla stessa Intesa; non ci sarebbe invece Lehman). Price avrebbe già completato la verifica, confermando nella sostanza la perizia effettuata a Chieti, che valorizzava Ap holding all’incirca 850 milioni. Su questa base dovrebbe avvenire, appunto, un aumento di capitale riservato e la diluizione di Toto, che resterebbe comunque in maggioranza per poter condurre in prima persona l’integrazione con Alitalia. La strada, per quanto disegnata, non sembra priva di difficoltà.
Fonti autorevoli ieri hanno riferito di «approcci» tra Air One e MatlinPatterson nell’ottica di un’offerta congiunta. Se dal punto di vista «caratteriale» i due soggetti appaiono molto diversi e, a prima vista, incompatibili, potrebbe prevalere l’aspetto utilitaristico: Matlin è anche un importante lessor (locatore) di aerei. Potrebbe quindi aiutare Toto a risolvere i problemi legati alla flotta di lungo raggio, data l’attuale carenza di velivoli sul mercato. D’altra parte, Toto e la «nuova» Alitalia potrebbero rappresentare per Matlin un’opportunità di business, specie se coinvolti nella cordata in una posizione priva di responsabilità. Il tutto avrebbe anche l’effetto di «sprovincializzare» l’immagine di Air One.
Oggi si riunisce a Mosca il cda di Aeroflot. Secondo alcuni, sarà decisivo per la partecipazione alla fase finale della gara; secondo altri del tutto ininfluente, perché mai - dicono - il numero uno della compagnia pubblica, Okulov, si sarebbe avviato su questa strada senza un preliminare beneplacito di Putin. La sensazione, dunque, è che Aeroflot andrà avanti fino all’ultimo.
Ma sullo sfondo c’è un altro tema: il piano industriale che il Tesoro ha chiesto dieci giorni fa al vertice dell’Alitalia come presupposto alla continuità aziendale nel caso in cui, alla fine della gara, la compagnia resti invenduta. Si tratta di un piano di emergenza, al quale stanno lavorando i manager della Magliana, che sarà reso noto, par di capire, soltanto dopo i risultati della gara. Piano conservativo, senza risorse per lo sviluppo, basato su una flotta insufficiente a sostenere due aeroporti hub. E quindi con una vittima illustre: lo scalo di Malpensa, che verrebbe «sacrificato» per concentrare a Fiumicino il traffico intercontinentale.