Alitalia, nei piani di Toto 2.000 licenziamenti

da Milano

È sempre più in bilico la procedura per la privatizzazione dell’Alitalia. Ieri, proprio mentre venivano messi a disposizione dei candidati acquirenti nuovi dettagli sulla realtà dell’azienda in vendita, Ap holding (che controlla Air One e che fa capo a Carlo Toto), scriveva una lettera lamentando le lacune della data room e facendo l’elenco delle informazioni mancanti. La lettera è stata indirizzata al gruppo di lavoro Alitalia, agli uffici del Tesoro, al ministro del Tesoro e al sottosegretario con delega all’Alitalia, e al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Tale missiva viola le regole dettate dalla procedura di vendita e Ap holding rischia l’estromissione dalla gara. È previsto infatti, per le comunicazioni inerenti la procedura, un livello di confidenzialità stringente e le norme hanno individuato come interlocutore dei candidati un unico soggetto, l’ufficio del Tesoro responsabile della cessione. Non sono ammessi contatti a livello politico. Già scrivere al ministro e al sottosegretario travalica le regole. Ma la trasgressione più grave è il coinvolgimento del ministro dei Trasporti, che non è tenuto a condividere i temi riguardanti la gara. Ricordiamo che più volte vari ministri (Bianchi, Di Pietro) sono stati oggetto di richiamo da parte della Consob per le loro interferenze su questo tema: ora si è in presenza di un potenziale acquirente che si rivolge a un ministro «terzo» rispetto alla gara, creando il sospetto di relazioni improprie.
Come si comporteranno nei confropni di Ap holding i responsabili della procedura lo si capirà nelle prossime ore. Nel frattempo è stato messo a disposizione della stessa Air One e di Aeroflot un pacchetto di dati ulteriori da utilizzare per l’offerta definitiva: in particolare su Az Servizi e sulla profittabilità dei singoli settori di rete (ma i candidati chiedevano i conti della singole rotte).
La gara va avanti ma è sempre più a rischio, vista la posizione di Ap holding e i dubbi espressi da Aeroflot. La richiesta, sollecitata da Consob e Deloitte, di un nuovo piano industriale per Alitalia, che garantisca continuità anche se la procedura non andasse a buon fine, fa calare le probabilità che la compagnia venga ceduta con le attuali modalità. Ammesso poi che entrambi i candidati arrivino a presentare un’offerta definitiva il 2 luglio (Aeroflot sembra più intenzionata a sganciarsi, mentre Toto - se non verrà estromesso - non ha intenzione di mollare), il Tesoro si è tenuto comunque il diritto di poter interrompere la gara anche senza dover comunicare le motivazioni.
Ma anche nel caso si arrivi al 2 luglio, le incertezze sono profonde. La procedura prevede che prima vengano analizzati i piani industriali; solo una volta «promossi» questi, diventerà determinante il prezzo.
Quanto ai piani, secondo quanto risulta al Giornale quelli (preliminari) presentati dai due soggetti sono molto diversi. Ap holding ha l’obiettivo della completa integrazione - dipendenti, reti e flotte - tra Air One e Alitalia, prevede di licenziare 2mila persone (su 10mila), di crescere per offerta, aerei e ricavi e di andare in utile dal terzo anno; il tutto grazie a un aumento di capitale tra i 400 e gli 800 milioni (oltre al prezzo da pagare al Tesoro). Aeroflot - un piano che piace ai sindacati - prevede di non fare licenziamenti, di non accrescere la flotta, di mantenere sostanzialmente lo status quo e di continuare a perdere nell’arco dei prossimi cinque anni, pur con un aumento di 500 milioni. (Va ricordato, per inciso, che Aeroflot, entrata in gara aggregandosi a Unicredit in una seconda fase, ha avuto meno tempo per mettere a punto la sua offerta preliminare). Da chiedersi: perché i russi vogliono Alitalia ma presentano un piano di così basso profilo? Il loro scopo appare di natura soprattutto istituzionale, per accreditarsi sui mercati internazionali, indipendentemente dai risultati di bilancio.
Quanto alle risorse finanziare, entrambi i candidati faranno ricorso anche a banche estere, e queste hanno richiesto una «confort letter» ai consulenti, per essere garantite da questi sull’attendibilità e la sostenibilità dei piani industriali.
Infine, il prezzo. Superato lo scoglio dei piani, il prezzo offerto diventerà determinante. Il Tesoro deve fare i conti con la normativa europea, e se fosse tentato di privilegiare l’immissione di risorse nell’azienda rispetto all’incasso per il proprio 49,9%, il governo potrebbe essere accusato di aiuti di Stato. Pertanto è stato messo a punto un meccanismo che prevede una stima da parte di due valutatori indipendenti (scelti in Merrill Lynch e Crédit Suisse), che formuleranno due prezzi; il prezzo offerto dai candidati dovrà essere uguale o superiore alla media di questi, in caso contrario Alitalia non verrà venduta.