«Alitalia, nessun vincolo»

Il ministro Padoa-Schioppa: l’unico «paletto» è il 30,1%, il problema occupazione lo risolve chi compra

da Milano

Mi auguro che siano imprenditori italiani ad avere la capacità di acquistare Alitalia «ma non fino al punto di sacrificare la compagnia»: il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha detto ieri sera a «Porta a porta» di ritenere che la vicenda Alitalia «possa avere un esito positivo». Si tratta comunque di «una storia triste perché Alitalia era allo stesso livello di altre compagnie europee. La decadenza c’è stata perché non è riuscita a superare la fase dal monopolio alla concorrenza. In questo ci sono responsabilità dell’azionista, quindi dello Stato e interne all’azienda anche di parte sindacale». Per risolvere il problema - ha detto il ministro - si è sempre o cambiato l’amministratore delegato o versato nuovi fondi. La scelta del governo è ora quella di «cercare un nuovo proprietario. Chi sarà lo dirà il risultato delle manifestazioni di interesse. Noi abbiamo posto solo un paletto: chi farà l’offerta dovrà comprare almeno il 30% e poi fare un’offerta sulle altre azioni. Il problema occupazionale sarà invece a carico di chi acquisterà Alitalia e che dovrà presentare un piano industriale».
Sulle regole della cessione c’è stato ieri un botta e risposta tra il vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina e il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi: «Come possiamo pensare di attirare gli investitori esteri se il governo pone veti e riscrive le regole a seconda di chi vuole investire nel nostro Paese?» dice Pininfarina.
Repica il ministro: «Su Alitalia il governo non ha messo nessun veto, ecco perché non so che veti abbia visto Pininfarina». Aggiunge Bianchi: «Forse Pininfarina intendeva dire le condizioni scritte nella delibera ministeriale, ma per queste aspettiamo che esca il bando e poi vediamo se ci saranno investitori o no». Il comunicato emesso il 5 dicembre dal ministero dell’Economia diceva esplicitamente: «Verrà richiesto ai potenziali acquirenti di presentare un dettagliato piano industriale e di vincolarsi contrattualmente con lo Stato italiano al rispetto di una serie di impegni di lock up, che saranno individuati anche tenendo conto di profili di interesse generale; tra questi, a titolo esemplificativo: adeguata offerta dei servizi e copertura del territorio; livelli occupazionali; mantenimento dell’identità nazionale della società, del suo logo e del suo marchio».