Alitalia, no di De Benedetti e Benetton

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da Milano

Nessuno si fa avanti per l’acquisto di Alitalia. Anzi, due noti imprenditori si sono chiamati fuori. E dopo il no di Carlo De Benedetti e Alessandro Benetton il titolo crolla in Borsa. Con le condizioni presentate dal governo per rilevare una parte della quota pubblica di Alitalia nessun imprenditore italiano è disponibile. Ne è convinto il presidente del gruppo Cir, De Benedetti. «Sarebbe auspicabile - ha detto l’imprenditore a margine della giunta di Confindustria - che ci fossero le condizioni perché un gruppo di industriali o investitori italiani consentisse all’Italia di avere una compagnia aerea come hanno anche Paesi più piccoli del nostro e con una vocazione turistica molto inferiore. Ma ritengo che, sulla base delle condizioni indicate fino a oggi dal governo, non esistano queste condizioni». E nemmeno dopo le audizioni dei ministri Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa, per De Benedetti è cambiato qualcosa: «È un problema di discontinuità. O esiste la discontinuità, o personalmente non credo che ci sarà alcun imprenditore disponibile».
Anche Alessandro Benetton, figlio di Luciano e indicato come il suo successore alla guida del gruppo, ha negato un interesse per Alitalia. «Direi proprio di no, bisognerebbe comunque chiederlo a Edizione e ai vertici che in questo momento io non rappresento, direi assolutamente di no», ha detto lasciando la giunta di Confindustria. Insomma si sta facendo strada l’idea che la soluzione alla privatizzazione sarà diversa dalla gara competitiva, anche se è presto per esprimersi.
Ieri, intanto, la banca d’affari Merrill Lynch è stata scelta come advisor finanziario per la vendita della quota del 30,1% di Alitalia decisa dal Tesoro. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, in una nota, spiega che «la decisione è stata assunta anche sulla base del parere espresso ieri al riguardo dal Comitato privatizzazioni. La nomina del consulente finanziario - cui seguirà a breve anche quella del consulente legale - costituisce il primo passaggio operativo dell’operazione di cessione, attraverso una procedura competitiva a trattativa diretta rivolta a potenziali acquirenti». Nella nota, si ricorda che «come indicato nel comunicato stampa dello scorso 5 dicembre, con il supporto dei propri consulenti, il ministero provvederà in tempi brevi alla predisposizione dell’invito a manifestare interesse all’acquisto delle attività oggetto della procedura». Tra i venti pretendenti al ruolo di advisor sono arrivati vicini al traguardo Morgan Stanley e Mediobanca.
Intanto il titolo Alitalia ha chiuso la seduta in Piazza Affari con una pesante perdita, cedendo nell’ultimo prezzo il 3,22% a quota 0,938 euro, ma vedendo passare scambi consistenti. Infatti, sono passate di mano 66 milioni di azioni, pari al 4,76% dell’intero capitale ordinario. Per tutta la seduta il titolo della compagnia di bandiera ha sofferto, in virtù, è stato spiegato dalle sale operative, del fatto che la speculazione ha abbandonato il titolo che ha ormai poco appeal sia per le difficoltà della vendita sia perché la cessione non appare imminente.