"Alitalia non decolla se non c’è un accordo con i sindacati"

L’ad di Intesa, Corrado Passera, considera cruciali per la riuscita del salvataggio le prossime 4-5 settimane. "A breve alla cordata si aggiungeranno nuovi soci. Il progetto imprenditoriale è molto solido"

nostro inviato a Rimini

Niente accordo sindacale? Non si parte. La Nuova Alitalia non decolla. E tanto per essere chiari, «le prossime 4-5 settimane saranno cruciali per capire se si andrà avanti o meno». Corrado Passera non si lascia andare a facili entusiasmi. Si muove con cautela. Ma questo non vuol dire che non ci creda. Anzi. «Il progetto imprenditoriale», al quale si lavora da due mesi, è «molto solido, molto serio», assicura dal Meeting di Rimini l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Tanto che l’investimento della banca advisor sarà di «100-150 milioni di euro», pari all’incirca al 10% del capitale.
Ma c’è dell’altro. «Nei prossimi giorni si aggiungeranno nuovi azionisti», forse anche stranieri, e si lavora per definire una «forte alleanza con un grande vettore europeo». Air France o Lufthansa? Il ceo non si sbilancia, non ama farsi prendere la mano. E dalla kermesse di Cl avverte: «Il lavoro da fare è tanto, il progetto non è ancora partito, ma ha tutti i presupposti per avere successo. E mi auguro sia di sistema, perché parliamo di una struttura importante per il nostro Paese». In ogni caso, «senza accordo con i sindacati il progetto non può partire» e «naturalmente», rimarca Passera, «si dovrà passare attraverso le autorizzazioni dell’Antitrust e delle autorità europee».
La compagnia di bandiera, riconosce poi l’ad, ha accumulato «tanti errori, tante perdite, tanti contenziosi». È «in difficoltà, ma ha al suo interno risorse risanabili, utilizzabili, rilanciabili». Ma sottolinea, subito dopo, l’apprezzamento internazionale da parte di alcuni potenziali partner, «di cui questa azienda ha bisogno». È il caso anche di Air France: «La sua lettera ci conforta».
L’attenzione passa così sulla legge Marzano, «corretta in maniera saggia» dal governo. Il testo precedente, infatti, spiega il ceo, era «più adatto a crisi finanziarie che industriali. E qui stiamo parlando di un’azienda che ha problemi gravi di breve periodo ed era necessario mettere in condizione il commissario di agire nei tempi di una situazione molto degenerata com’è l’attuale».
In maniche di camicia, scandendo con calma le parole, dinanzi a una ressa di telecamere e taccuini, Passera si sofferma pure sulla cordata di imprenditori disposti a «metterci dentro tanti soldi e acquistare anche il secondo operatore, in modo da arrivare a una quota di mercato non grande, ma sufficiente per avere la massa critica». E non dimentica, in quest’ambito, che «Alitalia e Air One, insieme, superano di poco il 50% delle quote di mercato», cifra «nemmeno paragonabile a quella detenuta da tutti grandi operatori nel loro mercato domestico».
L’amministratore delegato risponde poi in maniera secca alle parole di Pierluigi Bersani, che poche ore prima, dinanzi alla stessa platea ciellina, inquadrava così il coinvolgimento degli imprenditori: «Hanno la pistola puntata alle tempie». Passera non ci sta: «Non ho letto questa infelice frase, ma posso dire che la totalità degli azionisti con i quali ho parlato - credo di averlo fatto con tutti - è composta da persone libere, consce dell’investimento che fanno». Inoltre, aggiunge, «il fatto che si continuino ad aggiungere imprenditori che nulla debbono a nessuno, che nulla vogliono in cambio, ci rassicura».
In definitiva, se verranno sciolti i nodi ancora esistenti, «tra due anni potremo avere un’azienda con i conti di nuovo in pareggio, in ordine, con più destinazioni di quante ne abbia oggi». E «se si avrà il coraggio di razionalizzare i due aeroporti principali di Milano», non si avranno sovrapposizioni tra Malpensa e Linate.