Alitalia, persi a maggio 3 milioni al giorno

da Milano

Gli effetti del prestito ponte da 300 milioni si sono visti per la prima volta ieri nei numeri sulla situazione finanziaria dell’Alitalia riferiti al 31 maggio: la cassa, salita a 388 milioni rispetto ai 174 di aprile, indica che senza il prestito la disponibilità sarebbe di 88 milioni. In altre parole, in maggio Alitalia ha perso altri 86 milioni, a un ritmo di quasi 3 milioni al giorno. Come dire che il denaro a disposizione basterà per 130 giorni. In compenso l’indebitamento, sul quale non è caricato il mutuo, è sceso del 17,5% a 1.121 milioni.
Alitalia non ha pace. Sabato l’assemblea ha ricostituito il consiglio di amministrazione nel quale vacavano due posti, e già ieri è arrivata una lettera di dimissioni: quella di Carlo Santini, nominato il 22 febbraio 2007 su indicazione del Tesoro. Da cinque, il cda è di nuovo ridotto a quattro membri; né si prevede, a breve, un reintegro. Serpeggiava da tempo la voce dell’intenzione di Santini di lasciare; la tempistica sarebbe frutto di accordo tra consigliere, azienda e azionista, perché se le dimissioni fossero avvenute prima dell’assemblea, a cda incompleto, avrebbero comportato il decadimento dell’intero collegio. Al di là di questo aspetto tecnico, va osservato un fatto inconfutabile: che la società sta vivendo un momento di estrema incertezza e di transizione.
Il lavoro di Intesa Sanpaolo continua nella massima discrezione. Le fughe di notizie con numeri e linee operative vengono smentite. «Non c’è ancora un piano industriale e non ci riconosciamo nei numeri che sono stati fatti» afferma un portavoce del gruppo bancario impegnato nella due diligence di Alitalia. La prima fase, quella delle verifiche, non è ancora completata, nonostante le aspettative che il presidente, Giovanni Bazoli, aveva creato indicando la data dell’assemblea come il momento della prima ricognizione. In realtà il lavoro sta procedendo su più fronti, micro e macro, poiché il salvataggio di Alitalia non può prescindere dalla situazione globale del trasporto aereo, stretto nelle morse di una congiuntura economica sfavorevole e di un prezzo del carburante sempre più caro. Non è ancora sciolto il dubbio di fondo, il «se» Alitalia sia risanabile (anche se l’impegno politico vuole che lo sia); occorreranno, secondo alcune fonti, ancora almeno dieci giorni. Va ricordato che l’incarico di advisor a Intesa è stato attribuito il 4 giugno, e che ha la durata di 60 giorni. Anche i sindacati in questo momento sono in attesa. Non ci sono stati contatti, almeno formali, né sono in calendario. La successione degli eventi dovrebbe essere la seguente: il completamento della verifica dei conti, poi un giro d’orizzonte sindacale, per arrivare alla formulazione di un piano industriale che sia premessa per coinvolgere gli imprenditori della «cordata italiana». Tutti sono consapevoli, poi, che subito dopo dovrà esserci la ricerca di una forte partnership internazionale.
I 4-5mila esuberi per ora dunque non trovano alcun riscontro, anche se non sono distanti dai numeri indicati a suo tempo da Air France e dalla stessa Air One. Si tratta, piuttosto di capire da quali riduzioni di flotta e di attività derivino.