Alitalia: il piano slitta, il titolo crolla

da Milano

La nomina di Maurizio Prato alla presidenza di Alitalia è stata formalizzata ieri dal consiglio di amministrazione. L’avvicendamento al vertice della compagnia ha provocato lo slittamento (prevedibile) di un mese del piano industriale: il cda è stato convocato il 30 agosto, per gli uffici della Magliana sarà un mese di lavoro, e non senza tensioni. Secondo indiscrezioni di buona fonte, infatti, una delle prima mosse di Prato sarà quella di sostituire alcune persone chiave nella prima linea di dirigenti, o comunque di rivedere l’organizzazione e i processi decisionali; resta improbabile però la nomina di un amministratore delegato. Questo pomeriggio, alle 17, il neo presidente incontrerà i sindacati: invito accolto calorosamente dalle varie sigle, e che costituisce un segnale di consapevolezza da parte di Prato, in linea con la tradizione aziendale. Uno dei nodi da sciogliere è infatti la chiusura definitiva del contratto con gli assistenti di volo, cui manca ancora la firma del bellicoso Sdl (l’ex Sult).
In considerazione del rinvio del piano industriale, da varie parti sono state sollevate richieste di sospensione del titolo dalle contrattazioni di Borsa, che nella seduta di ieri ha stracciato il 7,43% del proprio valore. In serata la Consob ha fatto sapere di non ravvisarne le condizioni. Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni, ha inoltre annunciato esposti alle procure di Milano e di Roma per insider trading, dal gennaio 2007.
I nodi che Prato trova sul tavolo, da sbrogliare in via preliminare rispetto alla cessione, sono molto complessi. Tre i principali: dovrà trovare una soluzione equilibrata al braccio di ferro tra Fiumicino e Malpensa, senza far danno alla compagnia e senza inferocire il Nord. Dovrà chiudere il contratto con gli assistenti di volo e trovare il consenso sindacale su eventuali tagli di rotte e di personale. Dovrà rimediare agli accordi presi tra Alitalia volo e Alitalia servizi, quest’ultima nel ruolo di fornitore a prezzi di costo (per evitare la mannaia degli aiuti di Stato).
Ma soprattutto, dovrà cercare di fermare la voragine delle perdite di Alitalia. I dati finanziari resi noti martedì sono allarmanti: il calo di un milione soltanto della liquidità, sostanzialmente invariata da 613 a 612 milioni, non deve trarre in inganno. La cassa del mese di giugno è la più ricca dell’anno: i passeggeri hanno già pagato i voli prenotati per l’estate, ma la compagnia non ha ancora sopportato i relativi costi, che saranno pagati successivamente. Fatte queste premesse, la «reale» cassa di giugno, depurata dei futuri costi, non è ragionevolmente superiore ai 400 milioni. La causa? Ricavi in calo; e cioè un business alla deriva. I mezzi disponibili e la continua erosione delle perdite rischiano di limitare la sopravvivenza della compagnia non oltre la fine dell’anno.
Di qui la necessità per il nuovo vertice - che ne ha ricevuto incarico dal Tesoro - di avviare al più presto seri colloqui per l’ingresso di un nuovo azionista (di nuovo, ieri, Aeroflot si è dichiarata pronta a riparlarne).