Alitalia, prestito-ponte sotto la lente Ue

Burxelles chiede chiarimenti.
Palazzo Chigi: "Risposta entro 10 giorni". Il titolo perde il 3,5%. Sos del cda: "Serve una ricapitalizzazione", presto il nuovo ad. Ryanair, British Airways e Sas sul piede di guerra

Milano - Posta di fronte al prestito da 300 milioni necessario a traghettare Alitalia verso una soluzione non fallimentare, l’Unione europea è colta da dubbio amletico. «Aiuto di Stato o non aiuto di Stato, questo è il problema». Gira attorno a questo fondamentale interrogativo, sollevato da Michele Cercone, portavoce del commissario ai Trasporti Jacques Barrot, la richiesta di chiarimenti che Bruxelles ha formulato ieri al governo italiano con l’invio di una lettera. Palazzo Chigi ha già dichiarato di essere pronto a esaudire le richieste comunitarie entro i 10 giorni lavorativi consentiti. In ogni caso, un’ulteriore complicazione che la Borsa ha mostrato di non gradire penalizzando il titolo Alitalia (meno 3,25%). Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio in pectore, non è però «preoccupato. Adesso la fanno difficile. L’Unione europea deve aiutare le cose giuste e non creare difficoltà».

Convincere l’Ue non sarà facile. E non solo perché sulla Commissione stanno già esercitando pressioni compagnie come Ryanair, che ha annunciato un ricorso formale contro un provvedimento ritenuto «una beffa alla normativa Ue sugli aiuti di Stato», o come British Airways («Seguiremo la situazione per assicurarci che le norme Ue siano rispettate») e la svedese Sas. Tecnici della stessa Commissione hanno fatto notare come «la giustificazione adottata (i motivi di ordine pubblico, ndr) è difficile da prendere sul serio» e che, a una prima lettura, la misura avrebbe alcune caratteristiche dell’aiuto. Bruxelles non è rimasta soddisfatta dall’incontro di mercoledì sera, durante il quale le autorità italiane hanno consegnato alcuni documenti e sostenuto che il prestito non può configurarsi come un sostegno della mano pubblica, e dunque soggetto all’autorizzazione preventiva dell’Ue, in quanto viene concesso a condizioni commerciali. Sotto questo profilo, le regole europee sono precise: per non ricadere nell’ambito degli aiuti statali, il tasso d’interesse concesso deve essere compreso tra il 9 e il 15%, sulla base dei rischi di mancato rimborso. Anche se il governo, in un comunicato, ha fatto riferimento a un «tasso di interesse nella misura prevista dalla specifica disciplina comunitaria», e il leader del Pd, Walter Veltroni, ha dichiarato che «non c’è nulla di illegale nel prestito», Cercone ha spiegato che «anche un prestito reso disponibile a tassi commerciali può costituire aiuto di Stato se il finanziatore commerciale non considera il ricevente sufficientemente sicuro». Gli aiuti di Stato non sono vietati; il problema è che Alitalia, dopo i 2.750 miliardi di lire ricevuti nel 2001, non può più averne fino al 2011.

Ma non c’è solo la partita da giocare in campo europeo a mantenere caldissimo il caso Alitalia. La compagnia avrà presto un ad, scelto di concerto con il ministro dell’Economia. L’annuncio è stato fatto ieri dal presidente, Aristide Police, durante un incontro con le organizzazioni sindacali. Domani, inoltre, Berlusconi incontrerà i vertici della Lega: si parlerà anche del futuro di Malpensa. E dopo l’incontro con i sindacati, dal cda della compagnia è arrivato un ulteriore sos: «Una ricapitalizzazione da effettuarsi in tempi brevi rappresenta una condizione essenziale per assicurare una prospettiva duratura di continuità operativa». Il prestito ponte, insomma, non basta. E il cda ha anche dato mandato ai manager per «una revisione del budget 2008».

Quanto alla cordata italiana secondo l’esponente del Pdl, Ignazio La Russa, «sta crescendo. Ci sarebbe anche la disponibilità di imprenditori meno noti, magari con quote minori». Sull’esistenza del pool, non ha dubbi il presidente dell’Anpac, Fabio Berti. «La cordata c’è, sono certo di questo anche perché informalmente si stanno facendo vivi, per cui credo ci siano dei precontatti anche a livello sindacale». Ieri Salvatore Ligresti non è tornato sull’argomento, mentre Luciano Benetton considera «prematuro parlarne in assenza di un piano industriale».