Alitalia, prove tecniche di collaborazione

Fronte dell’aeroporto. La questione-Alitalia continua a togliere il sonno ai politici laziali, preoccupati sì per il futuro della compagnia di bandiera ma ancora di più dal fatto che il piano del governo finisca per pesare soprattutto su Roma. In termini di esuberi e di ridimensionamento di Fiumicino. E le rassicurazioni del sindaco Alemanno venerdì sera, al termine del colloquio con il presidente desiganto della newco Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, non tranquillizzano del tutto il presidente della Regione Piero Marrazzo: «Voglio essere rassicurato formalmente: ho convocato per mercoledì il tavolo dei sindacati con il sindaco di Roma e con il presidente della Provincia. Ho parlato con Fantozzi, aspetto anche io di incontrare Colaninno. Se non avrò le carte non mi sentirò assolutamente rassicurato perché nel momento in cui si afferma che per Alitalia si avvia un ridimensionamento per personale, vettori e rotte vuol dire che questo potrebbe avere ripercussioni per l’aeroporto intercontinentale di Fiumicino che vuole vivere in un rapporto sinergico con la compagnia nazionale». Ansia anche per i posti di lavoro: «Per un lavoratore Alitalia in esubero ce ne sono due che perdono il posto», dice il governatore.
Quello che però la Regione non deve assolutamente fare, almeno a giudizio del capogruppo di Sr-Pdl alla Pisana Donato Robilotta, è «aprire un conflitto con il governo. Sarebbe un grave errore se ciò avvenisse». «Al contrario - aggiunge Robilotta - Regione ed enti locali dovrebbero collaborare col governo affinché il piano messo a punto vada bene. Il governo Berlusconi sta cercando di salvare la compagnia di bandiera che altrimenti nelle prossime ore sarebbe stata costretta a portare i libri in tribunale e a licenziare tutti i suoi dipendenti. La soluzione di Air France sarebbe stata una vera e propria svendita, avrebbe trasformato l’Italia in uno scalo regionale di serie B e ci sarebbero rimasti sul groppone tutti gli esuberi». Per Robilotta «il fatto che imprenditori e banchieri di livello europeo e tutti vicini alla sinistra abbiano deciso di partecipare alla cordata per tentare di salvare la compagnia dovrebbe far riflettere gli esponenti del Pd che criticano l’operazione. Regione, Provincia e Comune di Roma collaborino con il governo per la gestione difficile della collocazione dei lavoratori in esubero evitando demagogia e populismo perché negli ultimi anni nonostante la compagnia fosse già in crisi sono state fatte migliaia di assunzioni».
E intanto a Fiumicino i lavoratori Alitalia vivono con il fiato sospeso: «Negli ultimi tempi ne ho viste e sentite di tutti i colori: per questo sono molto scettico - dice un capocabina da 22 anni in Alitalia -. Innanzitutto non si conosce ancora il numero effettivo degli esuberi tra il personale di volo e, tra l’altro, non si sa neppure quando e come interverranno su di noi». Di sicuro «il piano porterebbe ad un ridimensionamento dell’azienda facendola diventare una compagnia regionale destinata, a mio avviso, a scomparire entro due anni». «Vivo ciò che sta accadendo in modo abbastanza distaccato: alla fine si fa l’abitudine a tutto - commenta un’assistente di scalo da 13 anni in Alitalia -. Ma la compagnia è sana e mi riferisco all’operativo voli».