Alitalia "regala" 7mila euro ai leader sindacali

I piloti che guidano a tempo pieno le organizzazioni dei lavoratori ricevono dalla compagnia un’indennità aggiuntiva
mensile che per metà è detassata. Ecco i calcoli per capire quanto realmente guadagnano i capi di &quot;Aquila selvaggia&quot;<br />

Il capo della rivolta sindacale di questi giorni, Fabio Berti, di recente ha dichiarato che i suoi guadagni all’Alitalia ammontano a 115.814 euro, «come risulta dal suo Cud», ha precisato l’Anpac, il sindacato piloti che egli guida. Il punto è proprio questo: il Cud contiene l’imponibile fiscale, detratte le quote di reddito detassate. Come abbiamo ricordato ieri, le principali voci della retribuzione (indennità di volo garantita, indennità di volo giornaliera, diarie) sono tassate solo per la metà. Sul Cud, la metà detassata, non appare. Solo lo stipendio base, che è una quota marginale dell’intera retribuzione, paga le tasse per intero. Ma c’è di più: i piloti «distaccati» al sindacato, e cioè coloro che esercitano l’attività di sindacalista a tempo pieno - uno per sigla, tre per l’Anpac - percepiscono un’ulteriore indennità, chiamata «maggiore indennità di volo», in base a un accordo sottoscritto il 30 giugno 2005, durante l’era Cimoli. La cifra è consistente, 7mila euro al mese, è pagata dall’azienda e per la metà è detassata. Proviamo dunque a fare qualche calcolo, sulla base del contratto e degli accordi sindacali che hanno contribuito, negli anni, a formare la busta paga dei piloti-sindacalisti (a tempo pieno) dell’Alitalia. Un comandante di lungo raggio con 21 anni di anzianità, come Fabio Berti, ha uno stipendio base di 2.800 euro, un’indennità di volo garantita di 7.366, e - in quanto leader sindacale - una maggiore indennità di volo di 7mila; se vola il massimo consentito dagli accordi, ovvero 6 giorni al mese, l’ulteriore indennità corrispondente è di 1.062 euro e la diaria è di 252: in tutto, fa 18.480 euro, di cui solo lo stipendio base è imponibile per intero. Un comandante come Berti, dunque, pagherebbe le tasse su 10.500 euro al mese. Il netto in busta, ovvero il guadagno effettivo, di conseguenza, sarebbe di circa 14mila euro. Non lontano dai compensi di tanti amministratori delegati di medie società italiane. Stesso discorso per un comandante con le caratteristiche di Massimo Notaro, presidente dell’altra associazione professionale dei piloti, l’Up: anzi, Notaro guadagnerebbe leggermente di più - a parità di giorni volati - perché ha 22 anni di anzianità, uno più di Berti. Un lordo superiore di circa 300 euro al mese: spiccioli. Infine, un comandante di medio raggio con il profilo del vicepresidente dell’Anpac, Stefano De Carlo, guadagna un po’ meno: secondo i calcoli, il suo lordo si ferma alla soglia dei 16mila euro al mese, con un netto intorno ai 12mila. Il perché è semplice: l’anzianità (16 anni) è più bassa rispetto a quella dei colleghi indicati negli esempi precedenti, e ne risentono sia la paga base che l’indennità di volo garantita (rispettivamente 2.510 e 6.152 euro). Mentre la sua attività nel medio raggio modifica alcuni altri parametri: per esempio, i giorni di volo non possono superare i 4 al mese, contro i 6 dei comandanti di lungo raggio, e questo incide sulla relativa indennità e sulla diaria.