Alitalia resta a terra Ansia a Linate ma c’è chi festeggia

Un lungo applauso. «Tutti a casa, alè!». «Meglio falliti che in mano ai banditi». Via Clerici, civico cinque. Sono passate da poco le 16, quando un gruppo di dipendenti Alitalia comincia ad esultare. Si abbracciano e agitano i loro striscioni e il motivo di tanto entusiasmo può essere sintetizzato con una sola parola: fallimento.
Dentro al palazzo del Settecento l’assemblea di Cai decide all’unanimità di ritirare l’offerta presentata al commissario Alitalia, aprendo la porta al fallimento della compagnia aerea in amministrazione straordinaria dalla fine di agosto. Fuori, una cinquantina di dipendenti festeggiano. «Assisto allibito a queste immagini di giubilo», dice il senatore Roberto Castelli. L’unico commento di Corrado Passera, appena uscito da Palazzo Clerici: «È un gran peccato».
Non sembra pensarla così la maggior parte dei dipendenti a Linate. Ieri pomeriggio hanno lavorato come se niente fosse garantendo un servizio regolare. Ma la facce, quelle non erano affatto «regolari». «Anche se sono contraria all’accordo - rivela una hostess impegnata nella Lounge Parini - sono preoccupata». Assunta da appena due mesi, «non so che ne sarà di me. Certo l’idea di rinunciare a una parte dello stipendio non mi andava proprio giù».
Dall’altra parte della città, il commento di Formigoni: «Servirebbe una compagnia che avesse il tricolore nella propria politica e nella propria testa, non solo nella livrea degli aerei». E ora che si fa? «Gli aeroporti lombardi sono stati abbandonati da Alitalia sei mesi fa, ma sono quelli che hanno dimostrato maggiore reattività. Non a caso la nuova Alitalia aveva programmato piani che mettessero al centro il mercato e che facevano leva sulla domanda di volo molto alta che c’è soprattutto nella nostra regione». La sua ricetta: «È arrivato il momento di lasciar fare al mercato». Su questo punto è d’accordo anche il presidente della Provincia Filippo Penati, che però ammette «mi spiace, ma non mi strappo i capelli per la rottura delle trattative». Quindi la stoccata al Governo: «Ora con calma bisognerà valutare la situazione, ma alla luce di come era stata formulata la proposta e dell’atteggiamento del Governo, anche nei confronti del sistema aeroportuale milanese, non considero una catastrofe il ritiro della proposta della Cai».
Infine, la promessa di Formigoni: «Abbiamo accolto l’interesse di compagnie straniere. Faremo di tutto per continuare a fare crescere Malpensa e Linate per garantire il servizio ai nostri cittadini. È arrivato il momento di lasciare fare al mercato che si è già concentrato al Nord».