Alitalia, richiamo della Consob a Cimoli

da Milano

Se tra il Tesoro e il vertice Alitalia c’è stato qualche pasticcio con lo scopo di far decadere il cda e creare un black out informativo prima del 29 gennaio, un terzo soggetto indipendente si è intromesso per rendere vano - casomai fosse stato preordinato - l’obiettivo di temporeggiare sulla reale situazione della società. Così la Consob giovedì (ma lo si è appreso solo ieri) ha convocato Giancarlo Cimoli per richiamarlo alle sue responsabilità verso il mercato: la commissione insiste per conoscere la dimensione delle perdite 2006 di Alitalia, e chiede «almeno» delle stime, quanto meno fino a novembre; e intende sapere se il piano industriale sia da ritenere ancora valido (la sua revisione è sfumata con il cda), o inattuabile, e se si debbano constatare scostamenti tra previsioni e risultati.
L’atteggiamento della Consob è stato piuttosto duro, anche perché le risposte date dall’Alitalia il 19 gennaio sono state considerate insufficienti («non è possibile né smentire, né confermare» che le perdite 2006 siano di 400 milioni). Cimoli è stato personalmente invitato a presentarsi negli uffici della commissione, ai sensi dell’articolo 115 del Testo unico della finanza, che attribuisce alla Consob il potere di richiedere informazioni alle società quotate; può chiedere che le notizie siano fornite con lettera, con l’invio di documentazione, o personalmente dai legali rappresentanti, chiamati a un’audizione. La scelta di quest’ultima modalità, sicuramente la più energica, indica il peso che la Consob attribuisce alla materia e alla situazione. Le risposte sono state chieste tassativamente entro domani, domenica 28 gennaio, vigilia della scadenza per la presentazione delle manifestazioni d’interesse.
Sullo sfondo c’è, ovviamente, il principio della massima trasparenza in vista della gara. Ma la ragione puntuale è un’altra: se, come molti temono, le perdite di Alitalia (più 1,22% ieri in Borsa) nel 2006 sono state superiori a un terzo del capitale e si creano le condizioni per un abbattimento dello stesso, più che a una cessione, la compagnia potrebbe essere avviata al commissariamento, mettendo in discussione l’impianto stesso del bando elaborato dal Tesoro. Di sicuro, i possibili candidati all’acquisto avranno, in tempi giusti, sacrosanti elementi in più per decidere quale ruolo tenere. Infatti il fondo M&C di Carlo De Benedetti, uno dei soggetti più accreditati di interesse, ha dichiarato che deciderà lunedì mattina: e cioè dopo aver soppesato il più recente stato della società.
La Consob ha chiesto, tra l’altro, se il piano industriale si possa ritenere ancora valido: si tratta di una domanda retorica, poiché il piano prevedeva proprio con l’esercizio 2006 il completamento della fase di risanamento e il ritorno all’utile; dal 2007 avrebbe dovuto partire la seconda fase, quella del rilancio. Invece, che il 2006, per colpe tutte da accertare, si chiuda con una voragine ben superiore alle aspettative non è ormai un mistero per nessuno.
Lunedì alle 18 scade il primo termine fissato dalla procedura; ieri il ministro del Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa, ha ribadito che «le condizioni non escludono nessuno», mentre il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, si è detto convinto di «buone prospettive per una partecipazione effettiva a questa gara». Quanto alle manifestazioni pervenute, in serata si conoscerà sicuramente il loro numero; non è certo che vengano comunicati anche i nomi dei presentatori. Nelle altre operazioni di privatizzazione ciò non è avvenuto, ma l’indirizzo ormai va nella direzione della trasparenza. Il Tesoro, per decidere, si consulterà con l’advisor e con la Consob, che sembra orientata alla divulgazione dell’elenco. Di certo, la titolarità della comunicazione spetta al Tesoro, che allo stato non prevede alcuna conferenza stampa. Una conferenza stampa è stata invece promessa, per il 30 gennaio, dall’immancabile Bianchi.