Alitalia ritorna a volare con 12mila dipendenti e una flotta di 136 aerei

Milano - La Nuova Alitalia avrà tra i 12mila e i 13mila dipendenti, calcolando anche i circa 3mila conferiti da Air One (gli attuali dipendenti di Alitalia fly sono poco meno di 11mila). Gli esuberi derivanti dal «trapasso» dal vecchio al nuovo dovrebbero essere in tutto 6.100; quelli dichiarati nel piano di Air France naufragato in primavera erano 2.150. Oggi le cifre indicano 500 piloti, 1.500 assistenti di volo, 2.500 addetti ai servizi di terra; più 800 dipendenti di Atitech e altrettanti nei servizi informatici e amministrativi. Per parte di questi (4.500) si farà ricorso a cassa integrazione prolungata e mobilità, garantendo sette anni di ammortizzatori sociali, gli altri saranno esternalizzati, cioè ceduti con le rispettive società. I quattromila dipendenti di Az Airport (handling) e della manutenzione leggera passeranno nel perimetro della Nuova Alitalia, dall’attuale Az Servizi.

I sindacati (lunedì è previsto un primo incontro con il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi) si troveranno con un bel problema da risolvere: il ridimensionamento della Nuova Alitalia rispetto alle attuali Alitalia e Air One che saranno accorpate, è più pesante sia del «piano Prato» di dodici mesi fa, sia del suo ricalco poi firmato da Jean Cyril Spinetta. Solo le rassicurazioni del governo sul trattamento dei lavoratori esuberanti («nessuno resterà per strada» ha detto il ministro Matteoli) e la convizione che ormai non c’è più spazio per alternative, potranno moderare una protesta che, diversamente, potrebbe essere devastante.

Il «piano Fenice», ovvero il progetto di Intesa Sanpaolo per il salvataggio di Alitalia, prevede che i 16 soci fondatori non possano cedere le proprie azioni prima di cinque anni, il ritorno all'utile dopo un triennio. Nel capitale sociale avranno spazio solo privati (l’epoca dello statalismo è definitivamente finita). Quanto al modello operativo, la nuova compagnia non sarà nè una low cost nè un global carrier; l’esempio indicato dall’advisor è Sas o Iberia (Giancarlo Cimoli, a suo tempo, indicava Iberia e Austrian). Il 60-70% dei ricavi della compagnia deriveranno dal breve e medio raggio; i collegamenti saranno solo point-to-point, in un sistema basato non più su un hub, ma su sei basi stabilite a Milano (73 destinazioni), Roma (44), Napoli (9), Catania, Torino e Venezia (6). Linate sarà dedicato alla sola navetta Milano-Roma, indicazione che ricorda il primo decreto Burlando per l’apertura di Malpensa, datato 1997.

Sarà fortemente ridimensionata l’attività intercontinentale, anche questa non più in un’ottica di connessione su un grande aeroporto, ma dedicata al bacino di appartenenza. I collegamenti di lungo raggio saranno 15, operati inizialmente dai 10 Boeing 777 di proprietà di Alitalia; a fine piano (nel 2013), la flotta di lungo raggio salità a 25 aerei, con l’immissione dei 15 Airbus 330 opzionati dal gruppo Toto. All’avvio della Nuova Alitalia gli aerei in flotta saranno 136, che saliranno a 158 a regime. Usciranno gli Md 80, e il grosso della flotta di medio e breve raggio sarà costituito da Airbus 319-320-321, più dieci Crj. Anche la semplificazione delle «famiglie» di aerei porterà risparmi sui costi.

Un elemento essenziale del piano riguarda anche la produttività del personale, al quale sarà richiesto un impegno di 650 ore di volo (dalle 550 ore attuali).
Il miliardo di capitale finora indicato per la newco (ieri Corrado Passera ha annunciato che Intesa entrerà come socio con una quota di cento milioni) non potrà costituire tutta la dotazione finanziaria della nuova compagnia, che dovrà far fronte, dopo la trattativa con il commissario, all’acquisto delle attività considerate funzionali (accompagnate dai debiti di esercizio), all’acquisto di Air One (con cui è in corso una trattativa non semplicissima), e ai costi di riorganizzazione e di avviamento.