Alitalia, Rossi: "Soluzioni bloccate dai sindacati"

Per l'economista e senatore del Pd non ci sono alternative al piano di Berlusconi: &quot;La difesa dell'italianità è provinciale. Alla fine si finirà in mani straniere&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=287663">Colaninno vola a Bruxelles</a></strong>. Tajani: &quot;Piano positivo&quot;

Roma - La sfida di Epifani, che su Alitalia non vuole «prendere o lasciare»? «Il sindacato ha bloccato da anni ogni soluzione per Alitalia, spero che oggi si rendano conto che non c'è alternativa al prendere». L'«afasia» del Pd sulla politica industriale? «Manca una linea di fondo, troppo a lungo il centrosinistra non si è confrontato e contato sul serio su questo tema».

Nicola Rossi, economista liberal, parlamentare del Pd e - nella fase pre-elettorale - consigliere di Walter Veltroni sulla politica economica, è molto critico sull'operazione salvataggio della compagnia di bandiera varata dal governo Berlusconi. Ma non risparmia severi rimbrotti alla sua parte politica, e al ruolo dei sindacati.

Senatore Rossi, oggi il segretario della Cgil dice che sul caso Alitalia bisogna aprire una trattativa «vera», altro che «prendere o lasciare».
«I sindacati dovrebbe fare autocritica: hanno bloccato per anni ogni soluzione, in una sorta di coazione a ripetere. Ora mi auguro che si rendano conto che a questo punto non c'è più alternativa: la richiesta Cgil di discutere il piano è irragionevole. Spero che evitino nuovi errori, dopo tutti quelli che hanno commesso».

Sono corresponsabili della crisi Alitalia?
«Guardi, basta analizzare la composizione del CdA della compagnia da 25-30 anni in qua per averne l'evidenza chiara. Alitalia ha avuto un management che non rispondeva a logiche gestionali e di mercato, ma politiche e sindacali. La situazione di oggi è la conseguenza di questi errori decennali. Ma anche il governo attuale ha serie responsabilità negative».

Quali?
«Quella di essersi ficcato in un angolo che lo ha lasciato senza alternative: in ogni trattativa di questo genere, il venditore deve avere più opportunità per lucrare le condizioni migliori. Invece Berlusconi ha eliminato l'unica alternativa che c'era, quella di Air France, e per ragioni essenzialmente elettorali».

Professor Rossi, non la intenerisce neppure la questione dell'italianità salvata?
«Ma per favore, evitiamo l'argomento. Oppure chiamiamola “provincialità”, che ha più senso. Le faccio una previsione facile: alla fine, ci ritroveremo comunque con Alitalia acquistata da una compagnia straniera: giustamente già la cordata italiana parla di una alleanza estera in tempi brevi».

Non le piace l'operazione, ma apprezza la cordata?
«Gli imprenditori fanno il loro mestiere, e lo fanno bene. Hanno visto un'opportunità, hanno deciso di assumersi un rischio a determinate condizioni e credo che quelle condizioni saranno soddisfatte».

C'è chi, anche a sinistra, lamenta che con questa operazione Berlusconi abbia espugnato l'establishment economico...
«Non credo che Berlusconi, che è assai avvertito da questo punto di vista, farà l'errore compiuto anche da un centrosinistra in cerca di legittimazione da altri: non è che con una operazione del genere si “conquista” l'establishment. Gli imprenditori non sono “amici” o meno: oggi trattano con questo governo, domani faranno altre intese con altri governi».

Il Pd è apparso un po' incerto sulla questione Alitalia, colpa del “caso Colaninno”?
«La questione di un possibile “conflitto di interessi” era facilmente prevedibile, e ci si poteva pensare prima. L'afasia del Pd dipende da altro: su questi temi la sinistra riformista ragiona da almeno 15 anni ma non si è mai contata sul serio, scegliendo una linea. Col risultato che ad ogni crisi industriale si ritrova in difficoltà a definire una propria posizione: è la strategia generale che manca».