Alitalia, Scajola: "Soluzione per il rilancio vicina"

Il ministro: "E' vicina la soluzione per il
rilancio a capitale italiano della compagnia di bandiera". Banca Intesa sta preparando un
piano industriale: "Il piano sarà utile anche per il rilancio del Paese". L'advisor potrebbe tirare le
somme entro sabato 2 agosto

Roma - Nel buio sul futuro di Alitalia attesa e speranze si concentrano sulla messa a punto del piano di salvataggio affidato all’advisor Intesa Sanpaolo. "E' ormai pronto", secondo le indiscrezioni: Intesa potrebbe tirare le somme entro sabato 2 agosto, o anche prima. "E' vicina la soluzione per il rilancio a capitale italiano della compagnia di bandiera", fa eco il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, a margine dell’assemblea annuale di Sviluppo Italia precisando che gli strumenti "devono essere definiti".

Il piano Alitalia "Quando qualcuno lavora - afferma il ministro - bisogna lasciarlo lavorare in silenzio rispettando il suo lavoro". Alitalia, sottolinea Scajola, "è un problema ormai da tanti e tanti anni. E' un problema che è stato sottovalutato e si è incancrenito. E' un problema che stava per avere una soluzione da noi non condivisa e cioè, di fatto, la svendita alla Francia di una compagnia che è molto utile per l’economia italiana e per il turismo italiano". Per trovare una soluzione, prosegue Scajola, il governo "ci ha lavorato utilizzato come strumento Banca Intesa che sta preparando un piano industriale". Per il ministro è ormai prossima la soluzione: "Credo che si sia vicini a una conclusione che potrà rilanciare una compagnia a capitale italiano significativa, utile per il rilancio di un Paese che, non dimentichiamolo, è una delle grandi potenze mondiali ma che deve recuperare l’orgoglio di sentirsi un grande Paese nel novero del mondo globalizzato che cresce".

Le prossime mosse L’8 agosto il board di Alitalia si riunirà per approvare i risultati del semestre ed è probabile che i vertici della compagnia ritengano importante avere il nuovo piano già sul tavolo: servono elementi nuovi per sostenere nei documenti di bilancio, ancora una volta, che è possibile salvare l’azienda e che è stato quindi giusto mantenere il precario equilibrio dei conti sul filo del fallimento. Rischio che Alitalia ha schivato grazie all’intervento del governo, per il prestito da 300 milioni e il decreto che ne ha permesso l’iscrizione in bilancio a copertura dell’erosione del capitale. Un salvataggio in extremis che, sulla base delle prime valutazioni, Bruxelles giudica "illegittimo", un aiuto di Stato non consentito. Ora, però, si attende che Intesa Sanpaolo riferisca al cda di Alitalia l’esito di un lavoro che va definito anche con il Governo, ed in particolare con il Tesoro che ha in mano le azioni della compagnia da cedere a nuovi soci.

Legge Marzano, niente ritocchi All’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri non ci sarà nessuna modifica alla legge Marzano finalizzata al salvataggio di Alitalia. Lo ha chiarito il ministro Scajola. Ai giornalisti che gli chiedevano se il prossimo Consiglio dei ministri affronterà eventuali modifiche alla legge Marzano, il ministro ha risposto: "Ritengo di no".

Il muro di Bruxelles L’indagine della Commissione europea è ancora aperta. Nelle sette pagine del provvedimento con cui è stata aperta una istruttoria (dello scorso 11 giugno, pubblicato oggi sulla Gazzetta Ue) Bruxelles, in attesa di approfondimenti e del confronto con le parti, non nasconde "seri dubbi" sulla compatibilità con le regole del mercato comune. Agli occhi dell’Europa difficilmente Alitalia avrebbe ottenuto quel prestito anche sul mercato: è "poco probabile", con una situazione finanziaria "gravemente compromessa", dopo il ritiro dell’offerta di AirFrance-Klm, e in un momento in cui "non esisteva alcuna prospettiva certa e immediata di un acquisto di Alitalia da parte di un investitore". E non bastava a dare fiducia sulle prospettive di salvataggio, secondo la Commissione, la lettera inviata alla compagnia da Bruno Ermolli, il consulente che in campagna elettorale aveva avuto da Silvio Berlusconi l’incarico di lavorare ad una cordata italiana. Il prestito ha comunque permesso alla compagnia di restare artificialmente in vita.