Alitalia, la scelta. Air France favorita

Nettamente favorita Air France che propone un’offerta di scambio: al Tesoro andrebbe il 3% del capitale della holding di Parigi

Milano - Al sesto piano del palazzo della Magliana, sede dell’Alitalia, non si avverte né la tensione dell’ultima ora né aria di rinvio (che negli ambienti politici, peraltro, si adombra ancora: ma se anche così fosse, il presidente Prato assicura: non mi dimetto). Il consiglio sceglierà oggi quale dei due dossier tenere sul tavolo, ma la decisione sembra già presa. Per Air France si è impegnato in prima persona il presidente Maurizio Prato e lavorano i manager della prima linea; sul fronte politico l’asse filofrancese Prodi-Padoa-Schioppa ha un peso specifico superiore alle alleanze - Confindustria, D’Alema, Veltroni, Rutelli, forze politiche lombarde - che si sono spese per Air One. Il destino di Alitalia, del resto, fa parte di discorsi governativi più ampi, che coinvolgono soprattutto il settore dell’energia. Esplicitamente pro-Air France anche i piloti, da sempre, mentre gli altri sindacati - che minacciano azioni se non saranno coinvolti - non si sono pronunciati palesemente per uno dei concorrenti.
Che nelle ultime ore si sia rafforzata la proposta francese - ufficializzata ieri mattina con un comunicato diffuso prima dell’apertura delle Borse - è apparso chiaro anche dall’attenuazione di alcune posizioni. Il ministro Bianchi, per esempio, ha detto salomonicamente: «Due proposte entrambe interessanti». Fino all’ossimoro di Veltroni: «L’ideale sarebbe che le offerte di Air France e di Air One si incrociassero».

Ieri Carlo Toto (Air One) e Corrado Passera (Intesa Sanpaolo) hanno illustrato i dettagli del loro piano, di cui si riferisce qui a fianco. Da Parigi sono stati confermati i punti già anticipati da Jean Cyril Spinetta: un’offerta di scambio per il 100% delle azioni Alitalia, valutate 35 centesimi, da trasformare in azioni della holding Air France-Klm; un taglio del personale «non superiore a quello previsto dal piano Alitalia»; un unico hub a Fiumicino, con un ruolo comunque intercontinentale per Malpensa; l’acquisto del 100% delle obbligazioni convertibili; un aumento di capitale immediato da 750 milioni; un rinnovamento profondo della flotta. E al Tesoro andrebbe il 3% del capitale della holding di Parigi. Il tutto con la «determinazione a sostenere il risanamento e il rilancio di Alitalia». Va ricordato che tra le due compagnie già esistono intese commerciali difficili da smontare e da ricostruire in breve con altri.

In Borsa ieri Alitalia ha nuovamente mosso in picchiata, meno 5,4% a 0,71 euro, in parallelo con Air France a Parigi, che ha risentito pesantemente dell’affondo sulla compagnia italiana: meno 3,57% a 23,22 euro. Il tempo stringe: Alitalia a fine anno si troverà in cassa non più di 300 milioni, alla vigilia del bimestre più difficile dell’anno.
Curiosa coincidenza: Air France sposa il piano messo a punto da Maurizio Prato alla fine di agosto; Prato ricambia la cortesia dicendo che il piano di Air France coincide con quello di Alitalia. La realtà, come abbiamo più volte scritto, è che il piano di Alitalia è stato redatto in stretta collaborazione con Parigi proprio nell’ottica di un destino già segnato. La decisione del Cda Alitalia viene presa all’antivigilia dell’incontro romano tra Romano Prodi e il premier francese Nicolas Sarkozy, in programma giovedì; venerdì, poi, si riunirà il consiglio dei ministri che potrebbe dare l’avallo definitivo al proseguimento della trattativa con l’offerente prescelto. Infine, Maurizio Prato è stato sentito ieri per circa due ore, come persona informata sui fatti, negli uffici della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta offerta fatta da una cordata con due fondi Usa per l’acquisto del 49,9% della compagnia aerea.