«Alitalia? Se continua l’agonia allora è meglio chiuderla»

«I dati dimostrano che Malpensa non è in crisi: è il quinto hub in Europa»

Sabrina Cottone

«Non facciamo come i gerarchi russi, che tenevano in vita i cadaveri». Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione, per parlare della malattia di Alitalia usa una metafora cruda ma efficace. L’obiettivo continua a essere il rilancio della compagnia di bandiera, e solo alla fine di lungo discorso Cattaneo infrange il tabù e dice quel che in molti pensano ma per opportunità politica preferiscono non dire: «Attenzione all’accanimento terapeutico e all’agonia infinita. Sarebbe ingiunto per i contribuenti e danneggerebbe il Paese».
Roma e il Lazio sono tornati alla carica nel chiedere lo spostamento di voli intercontinentali verso Fiumicino. Malpensa ha davvero fallito l’obiettivo di diventare un hub internazionale?
«In questi giorni, con i ripetuti interventi arrivati prima dal sindaco di Roma, Veltroni, e adesso anche dal presidente del Lazio, Marrazzo, sembra di assistere a un libro giallo di cui si sta svelando la trama. E il finale è la distruzione di Malpensa. A questo punto la domanda sorge spontanea: chi vuole uccidere Malpensa?».
Lei chi pensa che abbia interesse a ucciderla?
«Il governo ha una certa tendenza a assecondare questi tentativi. D’altra parte la volontà politica di mettere nei guai Malpensa a favore di Fiumicino era scritta in modo velato nel programma dell’Unione e in modo ancora più esplicito in quello della Margherita. Sono preoccupato sul piano politico. Vedo un disegno inquietante».
Vuole negare che Malpensa sia in crisi? Tutti sanno che subisce la concorrenza di Linate e degli altri scali del Nord.
«Non nego che esistano problemi e che la situazione possa migliorare, ma la crisi di Malpensa esiste solo per chi vuole danneggiarla e favorire Fiumicino. È assurdo strumentalizzare problemi come il ritardo nella consegna dei bagagli, il cui acuirsi è dovuto a un nuovo impianto che a regime migliorerà la situazione. I dati dimostrano che Malpensa è in espansione, altro che crisi, e che è diventata il quinto hub europeo per numero di destinazioni e frequenze settimanali. Nei primi sei mesi del 2006 i passeggeri sono cresciuti dell’11% contro una media europea del 5%. E è solo uno dei numeri che provano la tendenza positiva».
È davvero impossibile avere due hub in Italia, Fiumicino a vocazione turistica e Malpensa per il traffico business?
«Questa proposta è una polpetta avvelenata. Malpensa è già un hub ma per potenziarsi ha bisogno di un maggior numero di connessioni dirette perché le compagnie tendono a andare negli aeroporti competitivi. Le destinazioni principali nel mondo sono 53 e gli aeroporti sono tanto più competitivi quanto più le collegano. Francoforte ne copre 52, Londra e Parigi 50, Amsterdam 44, Malpensa 38. Noi non dobbiamo scendere, semmai puntare a aumentare i collegamenti. Ecco perché chi produce due mezzi hub, come sarebbero Malpensa e Fiumicino, si candida a perdere la competizione».
Ma la crescita dei piccoli scali del Nord come Orio al Serio, Montichiari, Verona, non dimostrano la debolezza di Malpensa?
«Nonostante la crescita di questi scali, Malpensa ha incrementato di parecchio il proprio volume di passeggeri. Il punto è evitare che questi scali aiutino le compagnie che competono con Malpensa per cannibalizzarla, trasportando passeggeri in hub come Francoforte, Amsterdam, Parigi, Londra. Per fare questo è necessario potenziare i collegamenti interni con un solo aeroporto e cioè con Malpensa anche a scapito di Linate. Inoltre bisogna rendere facilmente accessibile Malpensa anche attraverso ferrovie e strade».
Per Malpensa non esiste un’alternativa ad Alitalia?
«Solo Alitalia al momento è in grado di concentrare i collegamenti interni su un aeroporto e anche per questo noi abbiamo sempre tifato per il suo rilancio. Ma se dovessimo constatare che nonostante i continui investimenti di risorse la compagnia è in stato comatoso, bisogna evitare l’accanimento terapeutico. Inutile tenere in vita un cadavere».
Intende dire che sarebbe meglio chiudere Alitalia? Non è preferibile tentare l’opzione di una nuova alleanza?
«È necessario tentare tutto il possibile, ma non dimentichiamo che sono già state tentate due alleanze con Klm e Air France e non hanno dato i risultati sperati. Se il salvataggio continua a consumare risorse pubbliche, non sarebbe il finimondo se seguisse il destino di Swissair, Sabena e altre compagnie nel mondo e cioè chiudere una fase e ripartire con una nuova».