Alitalia, seconda chance ad Air France

Vertice tra governo e sindacati. Il sottosegretario Letta manifesta
ottimismo: "Accordo a portata di mano, buona la proposta francese". Cauti i rappresentanti dei lavoratori. Solari (Cgil): "Dire che l’intesa è già fatta non è un esercizio di saggezza"

Roma - La politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Lo sosteneva Carl Schmitt, ma in qualche modo deve esserne convinto pure il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che ieri ha incontrato i sindacati per cercare di riaprire la partita Alitalia a favore di Air France. «Lavoriamo per un’intesa che sia a portata di firma», ha dichiarato Letta, auspicando che «ci possa essere la firma di un accordo o di un pre-accordo».

Come spiegato nella nota diramata da Palazzo Chigi dopo il vertice, «l’intesa tra Alitalia e Air France-Klm rappresenta l’unica concreta soluzione per dare un futuro alla compagnia» e l’esecutivo intende «svolgere un ruolo attivo perché si determini una seconda opportunità», dopo lo spiraglio lasciato aperto dal gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta. Insomma, tutto il discorso portato avanti dal sottosegretario è stato concentrato intorno alla possibilità di convogliare la battaglia francese per la conquista dei cieli italiani entro un argine politico. «L’intesa è possibile, c’è la volontà di Air France di chiudere. La proposta è buona. I colloqui Roma-Parigi ci sono sempre stati e continueranno», il mantra ripetuto dal sottosegretario. Smentite, invece, le indiscrezioni trapelate dall’incontro secondo le quali il governo la prossima settimana avrebbe l’intenzione di presentare un piano che «potrebbe persuadere Air France». Niente di tutto questo: i sindacati si rivedranno con il governo dopo l’incontro con l’azienda di martedì prossimo e in quella sede si cercherà di raggiungere l’accordo. Anche il presidente di Alitalia, Aristide Police, è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda: «Auspico vivamente che si giunga a conclusione della vicenda per il bene degli azionisti, ma soprattutto per il bene dei lavoratori».

Ma tutte le riunioni sono in agenda la settimana prossima, ovvero dopo le elezioni dalle quali potrebbe risultare vincente un orientamento politico contrario a quello attuale e meno propenso a un’entente cordiale con Spinetta e soci. Quale valore risolutivo poteva avere allora l’incontro di ieri? In teoria nessuno. In pratica, ha garantito all’attuale governo un’ulteriore esposizione mediatica relativamente a una vicenda che gli era sfuggita di mano. I sindacati, infatti, hanno apprezzato la disponibilità al colloquio mostrata da Palazzo Chigi, «colpevolmente assente» durante i mesi nei quali le responsabilità sono state demandate ad Alitalia. Ma lo scontro è solo rinviato. Da un lato si rimarca «la necessità che il governo svolga un’azione di riequilibrio del negoziato». Ma, come hanno sottolineato Filt-Cgil e Fit-Cisl, «il discorso non si può ridurre a una più ampia applicazione degli ammortizzatori sociali», perché si tratta di ridefinire le strategie sul lungo raggio e sui diritti di volo. E, soprattutto, di ridurre il numero di aeroplani «messi a terra» e di allargare la trattativa a tutto il perimetro aziendale.

Potrà l’austero Jean-Cyril Spinetta «piegarsi» a discutere su proposte in precedenza rigettate? Appare difficile.
Fonti sindacali fanno notare l’atteggiamento cauto tenuto durante il vertice dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, propenso tanto a non indispettire Air France quanto a far decantare la situazione nel dopo-voto. Infatti, come ha segnalato il segretario generale Filt-Cgil, Fabrizio Solari, l’ottimismo sulla possibilità di un accordo «non è l’esercizio più saggio». Mentre il collega della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, dubita che l’attuale governo «possa arrivare ai tempi supplementari».

Se non altro l’enfasi lettiana è servita a ridare un po’ di fiato al titolo Alitalia, anche ieri negoziato in un’unica fase d’asta, che dopo il crollo di mercoledì (-21%) ha messo a segno un piccolo recupero dell’1,2% dopo aver registrato un calo teorico dell’11 per cento. Meno ottimisti del mercato i dipendenti Alitalia e Atitech che ieri hanno manifestato nel centro di Roma facendo affondare un aeroplanino a Fontana di Trevi. Il convitato di pietra è sempre lo stesso: lo spettro del fallimento.