Alitalia senza rotta, già 75 i voli cancellati

Paolo Stefanato

da Milano

Anche ieri, per molti passeggeri che hanno comprato biglietti Alitalia è stata una giornata difficile: otto voli cancellati, un numero imprecisato di ritardi. Che si sommano ai 25 voli (sugli 800 giornalieri) annullati venerdì, ai 17 di sabato, ai 25 di domenica. La compagnia assicura: «Da domani (oggi per chi legge) non ci saranno più cancellazioni e la situazione rientrerà nella normalità». Ma si temono sorprese dell’ultima ora in vista della partita dell’Italia, come è accaduto venerdì scorso per il vuoto creatosi durante il match della nazionale. L’Enac, l’ente che sovrintende sul trasporto aereo, ha avviato accertamenti per verificare se siano stati osservati i dettami del regolamento europeo, da pochi giorni in vigore, che prevede multe da mille a 50mila euro per i vettori che non rispettino i diritti dei passeggeri, a cominciare, per esempio, dalla tempestività di comunicazione dell’annullamento di un volo. La prima multa all’Alitalia è già arrivata e riguarda un Roma-Genova del 21 giugno: l’avviso della sua cancellazione è stato dato solo un quarto d’ora prima della partenza.
Ma che cosa sta succedendo? Se lo chiedono tutti, passeggeri e non passeggeri. Si è trattato di un’emergenza, di un fatto contingente, o dell’emersione di problemi strutturali? La posizione della compagnia è contenuta nell’intervista pubblicata qui sotto, alla quale rimandiamo. Le altre fonti - soprattutto sindacali e aeroportuali - concordano: vengono al pettine problemi strutturali che la compagnia ha sottovalutato. «Il personale di volo è stato ridotto all’osso, con l’impiego di un gran numero di stagionali. Anche la gestione delle riserve è molto arrischiata. Basta che un membro dell’equipaggio non si presenti all’imbarco perché il volo “salti” o accumuli forti ritardi» spiega una fonte vicina alla compagnia. Gli assistenti di volo sono 4.500, dei quali mille con contratti a termine. Sono loro, in questi giorni, sotto accusa, come già due anni fa lo furono per giorni di malattie “diplomatiche” che paralizzarono l’attività. Spiega un pilota: «Gli assistenti ormai si dividono in due categorie. Ci sono gli anziani, quelli che hanno il contratto a tempo indeterminato, e che godono ancora di privilegi. Poi ci sono una marea di stagionali, sotto pressione. Subiscono il ricatto di un lavoro precario, spesso lavorano in condizioni critiche. Col contagocce, dopo 4, 5, 10 anni di incertezza, ottengono un contratto regolare. A quel punto molti si vendicano e vogliono “fargliela pagare” all’azienda».
E i piloti? «Abbiamo carichi di lavoro pesanti. Prima degli accordi del 2004, rispetto alle 1.000 ore all’anno previste dal ministero, il contratto dell’Alitalia ne prevedeva 750. Se ne facevano 500 o poco più. Ora le nuove intese hanno spostato le ore effettive a 900, a metà strada tra il vecchio contratto e il dettato ministeriale. I carichi di lavoro si sono appesantiti. E capita che qualche pilota decida, autonomamente, di fermarsi per un turno».
Un altro fatto «strutturale» è che la base resta Roma, rispetto a una crescita di Malpensa, che è il vero scalo per i voli intercontinentali. Questo comporta il continuo spostamento di equipaggi - visibile ogni mattina, sui primi voli - da Roma a Milano; provoca disagi, costi e mancati introiti per i posti che, essendo occupati dal personale, non possono essere venduti. Le cifre ufficiali aggiornate dicono che a Milano sono basati 1.300 assistenti di volo (su 4.500) e 400 piloti (su 1.800). Ancora troppo pochi. Lo spostamento comporta anche il rischio che il ritardo di un volo tra Milano e Roma possa riflettersi anche sulla regolarità della partenza alla quale l’equipaggio in arrivo è assegnato.
«Dal punto di vista operativo - osserva amaramente Dario Balotta, leader della Fit-Cisl in Lombardia - la compagnia sta rispecchiando la sua situazione finanziaria, che è allo sbando: anche il secondo trimestre chiuderà con perdite per 180 milioni. Ciò significa che si sta volatilizzando rapidamente quel miliardo di euro - per metà denaro pubblico - che solo sei mesi fa è stato versato a titolo d’aumento di capitale». E poi - aggiunge Balotta - «le incertezze che investono l’Alitalia e le voci su un ricambio al suo vertice stanno inasprendo le lotte tra manager, spinti dalla voglia di salvarsi e di saltare eventualmente in tempo sul carro di un nuovo vincitore. Chiaro che il lavoro è distratto da questi pensieri. E l’operatività ne fa le spese».
Balotta la chiama «agonia» o «preagonia». E pensa a quei passeggeri dei voli settimanali di Alitalia tra Malpensa e Shanghai, tra Malpensa e Rio de Janeiro, tra Malpensa e Bombay, rimasti a terra per mancanza di personale. «Come farà chi doveva poi rientrare in Italia con quegli aerei?». Noi, più sommessamente, pensiamo a Maria. Maria, polacca, 43 anni, moglie di Massimo Jevolella, amico e collega che per molti anni ha lavorato al Giornale, è morta giovedì scorso dopo una lunga malattia. La madre e il fratello di Maria, a Varsavia, hanno prenotato il volo Alitalia di sabato mattina per essere presenti al funerale. Sono arrivati all’aeroporto e il volo era stato cancellato, loro non erano stati avvertiti. Non c’era alcun altro volo disponibile. Maria è stata seppellita, a Torre d’Arese, senza che la sua mamma potesse salutarla.