«Alitalia, si dia libertà a chi compra»

da Milano

Carlo Bernini è stato ministro dei Trasporti dal 1989 al 1992, proprio negli anni in cui in Europa ci furono le prime aperture verso il libero mercato del trasporto aereo. Alitalia allora «era più in salute, anche se aspettava una ricapitalizzazione da 2mila miliardi». Oggi egli è presidente di Myair, la compagnia low cost con base a Venezia (che ha chiuso il 2006, primo esercizio completo, con ricavi per 99 milioni, un utile operativo di 5,9 milioni e netto di 3,2). Sulla gara per Alitalia osserva realisticamente: «Si tratta di capire di che cosa si parla: perchè se l’approccio è puramente economico, un’azienda che perde più di un milione di euro al giorno, è chiaro che non vale nulla. Quello che occorre è il ripristino di condizioni di mercato, di normalità imprenditoriale. Chi comprerà, potrà fare o no le sue libere scelte?»
Il bando però pone vincoli generici.
«La seconda parte della procedura, dopo il 29 gennaio, verterà proprio su questo: l’argomento sarà il vero oggetto della transazione, le condizioni, il ripristino di una libertà di gestione, presupposto per il risanamento. Ognuno avrà le sue ricette: ma è essenziale che abbia le mani libere. Nessuno compra un’azienda con l’obiettivo di perdere».
Secondo lei l’Alitalia è risanabile?
«Di principio direi di sì: tutte le altre compagnie guadagnano, perchè solo Alitalia deve perdere? Ma appunto dipende, oltre che dalla concorrenza, dalle condizioni che vengono poste, occupazione, hub...».
Aeroporti hub: in che senso?
«Sono del parere che le destinazioni aeroportuali non possono essere fissate dalla legge. Alla lunga il traffico va dove c’è convenienza. E per mantenere due aeroporti importanti come Malpensa e Fiumicino bisogna avere rete e flotta capaci di alimentarli. Perchè tanto traffico italiano transita da Parigi o da Francoforte? Semplice: perchè Milano non offre condizioni di rete competitive».
Ritiene che la procedura andrà avanti o che la compagnia verrà commissariata?
«Difficile dirlo ora. La necessità di silenzio imposta dalla crisi del cda può far immaginare scenari strani. Liquidità ce n’è almeno fino a fine anno, ma se le perdite superassero un terzo del capitale, sarebbe un bel guaio».
Da ex ministro dei Trasporti, col senno di poi, si riconosce delle colpe?
«Avrei dovuto accelerare la competitività sul mercato, che poi è arrivata come una valanga».