Alitalia, per sopravvivere meno aerei e personale

I progetti del presidente Maurizio Prato: addio all’hub di Malpensa, tagli, aumento di capitale. Le linee guida per i prossimi tre anni, aspettando nuovi partner
industriali e finanziari. La compagnia torna a essere "romanocentrica"

Milano - Ridimensionamento della flotta, del personale e dei collegamenti. Abbandono di Malpensa come aeroporto hub. Incremento dell’attività su Roma Fiumicino. Rientro della manutenzione nel perimetro di Alitalia (da Az servizi). Un aumento di capitale «consistente» da attuarsi nei prossimi mesi. Il piano industriale di Alitalia, le cui linee guida sono state approvate ieri dal consiglio di amministrazione, non si scosta molto dalle indiscrezioni che erano trapelate nei giorni scorsi. Non contiene numeri: né di esuberi, né di riduzione dei velivoli, né di risorse fresche da raccogliere. Entrerà in maggiori dettagli il cda già convocato per il 7 settembre. Il piano è triennale e non avrà impatto sull’anno in corso.

È studiato in un’ottica di «sopravvivenza e transizione», finalizzato - come scrive una nota della compagnia - «a perseguire condizioni di sostenibilità e continuità dell’attività aziendale nel breve e medio termine, nell’attesa di decisioni definitive in ordine al futuro assetto proprietario della compagnia e al conseguente assetto industriale definitivo». In questo senso il presidente, Maurizio Prato, ha ricevuto dal cda il mandato «di avviare rapidamente una prima individuazione di potenziali investitori». I progetti industriali-finanziari saranno completati «nei tempi più brevi possibile».

Si tratta di un piano doloroso, che abbandona molti degli obiettivi perseguiti negli ultimi 10 anni e che fa i conti con una realtà «di perdite accumulate e prospettiche insostenibili». L’esigenza del ridimensionamento è considerata «indifferibile». Con una visione realistica, «recuperare il gap accumulato» nei confronti dei concorrenti è un atto di «estrema difficoltà». Gli obiettivi di fondo sono tre: modificare e ridimensionare («nel periodo transitorio») l’assetto di business, preservare il valore del marchio, realizzare un miglior posizionamento industriale «in grado di favorire l’ingresso di soggetti terzi in possesso di competenze specifiche e di risorse finanziarie». Guarda caso, il piano coincide alla perfezione con le aspettative del partner commerciale e azionista al 2% Air France.
La decisione principale è l’abbandono di Malpensa come hub. Vi si farà del punto-a-punto, del low cost con Volareweb, del charter con Air Europe (che possiede un solo aereo), sarà valorizzato il cargo.

Briciole. Ma c’è una finestra aperta: la «disponibilità di riconsiderare» il riposizionamento a Malpensa «nel momento in cui venisse modificata la regolamentazione d’accesso all’aeroporto di Milano Linate, concentrando su Milano Malpensa la gran parte del traffico». Un richiamo che riporta, drammaticamente, a errori politici commessi dieci anni fa. Va detto però che se anche oggi Linate venisse ridimensionato, Alitalia non avrebbe più le capacità (leggi: gli aerei) per servire adeguatamente Malpensa.

La flotta sarà ridotta sul lungo raggio, anche per la scadenza di contratti d’affitto, e scenderà probabilmente sotto i 20 velivoli; quella di medio, di conseguenza, potrà perdere una trentina di aerei. Da qui, i tagli al personale: secondo alcune fonti, in un’ottica di efficienza potrebbero arrivare a 2mila, tenendo conto non solo del personale navigante, ma anche - a cascata - di quello nella manutenzione e nell’handling.

Dopo il consiglio, il presidente Prato ha incontrato i rappresentanti sindacali. Per l’Avia «giudizio sospeso», bocciatura da parte dell’Anpac (piloti), «allibita per gli esuberi» l’Ugl. Osservazione acuta di Dario Balotta (Cisl Lombardia): «I grandi vettori europei ora brindano a champagne».

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il sindaco di Milano, Letizia Moratti, hanno ribadito le loro critiche alle scelte su Malpensa, già espresse alla vigilia.