«Alitalia, prima le strategie poi i vertici»

Attese per domani le nuove misure del piano d’impresa

da Milano

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il presidente dell’Alitalia, Giancarlo Cimoli, nel loro primo incontro in sei mesi hanno parlato ieri delle «opzioni strategiche» che si prospettano per la compagnia, di conti e «di alleanze». Ma non sono emersi elementi decisivi, se non una sostanziale riconferma del ruolo dello stesso Cimoli, nel corso di un colloquio definito «sereno»: «Prima bisogna definire le strategie e le alleanze, poi, eventualmente, si parlerà dei vertici», ha detto Prodi. «Ora la precedenza va data ai contenuti». Nel corso del pomeriggio si era sparsa la notizia di un affiancamento a Cimoli di Maurizio Basile, attuale amministratore delegato di Aeroporti di Roma, che aveva il sapore di un decisiva scelta di campo a favore di Fiumicino nella guerra che vede quest’ultimo opposto a Malpensa. Ma si trattava di una voce; o forse di un depistaggio. Proprio ieri il fondo Clessidra, uno dei soci (indiretti) di Aeroporti di Roma, ha smentito il proprio interesse a un ingresso nel capitale di Alitalia; ingresso che faceva, appunto, parte del piano di «ripiegamento» di Alitalia su Fiumicino, con il parallelo (parziale) abbandono di Malpensa.
All’«ipotesi-Fiumicino» non ha giovato l’affondo di Francesco Rutelli, vicepresidente del Consiglio, che si è visto costretto a fare marcia indietro e a dirsi «indignato» per le polemiche seguite al suo intervento pro-Fiumicino. Un passo delle sue dichiarazioni di ieri è interessante: più che Fiumicino, ha detto, il problema di Malpensa è Linate, visto che da Linate partono i voli di collegamento con gli aeroporti intercontinentali. Rutelli mostra di aver capito oggi ciò che era ben chiaro al governo Prodi del 1997, quello del primo decreto Burlando: via tutto da Linate, tranne il Milano-Roma. Era l’unica reale possibilità per far decollare Malpensa e assicurare sviluppo all’Alitalia di Domenico Cempella, che su Malpensa aveva puntato tutto. Poi la stessa maggioranza si avvitò su se stessa, emettendo cinque diversi decreti: l’effetto è stato quello di accentuare la competizione Linate-Malpensa, di non valorizzare il ruolo della compagnia nazionale e di favorire le concorrenti europee, che da Linate hanno continuato e continuano ad alimentare i propri hub.
Se, nel contesto di un dibattito politico sempre acceso, Prodi e Cimoli ieri hanno parlato di alleanze, alla luce dello stato d’emergenza della compagnia, queste appaiono illusorie per assenza di presupposti economici: in questo momento si finirebbe solo per svendere (a italiani o a stranieri) un asset strategico per il Paese, esattamente quello che il governo dice di non voler fare. Domani il consiglio Alitalia (-1% in Borsa) approverà le modifiche al piano industriale: ma in buona sostanza si tratterà ancora di misure-tampone, perché un vero piano di rilancio - non ancora messo a punto - deve avere un respiro più ampio di quanto non sia il tempo a disposizione di Cimoli che, nell’ipotesi più conservativa, resterà in carica fino al maggio del 2007.