Alitalia stringe i tempi Domani il consiglio

Toto a Palazzo Chigi. Il nodo della modifica alla «Marzano»

da Milano

Ha tutta l’aria di essere alle battute finali l’operazione di salvataggio e rilancio di Alitalia. Il termine ultimo fissato per la presentazione del piano di salvataggio messo a punto dall’advisor, Intesa Sanpaolo, è il 10 agosto ma si susseguono indiscrezioni sulla possibilità di un’accelerazione per chiudere prima; ieri si appreso che un consiglio di amministrazione di Alitalia è convocato per domani, sabato: «Credo che si cominceranno ad esaminare i primi dati del piano», ha detto a il Giornale Massimo Notaro, presidente dell’Unione piloti. Il piano sarebbe infatti alla messa a punto definitiva e Intesa Sanpaolo lavora all’ultima stesura «con estrema cautela»: ci si muove con attenzione in particolare su temi delicati come gli esuberi, per evitare scontri con i sindacati. Il percorso è però condizionato anche dalla posizione del governo sulla possibilità di una riforma della Legge Marzano, la procedura per il salvataggio delle grandi aziende in crisi che va eventualmente adattata alla situazione di Alitalia (ieri dai ministri Scajola, Sviluppo economico, e Matteoli, Infrastrutture, è arrivata una sola indicazione: entrambi hanno confermato che all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi non è previsto un decreto per modificare la Marzano). Si lavora intanto sul sostegno di banche e fondi e si cerca di definire il ruolo di Air One. Ieri Carlo Toto, padrone della compagnia ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ma il governo mantiene ancora uno stretto riserbo. La strada del decreto non sarebbe percorribile per la difficoltà, considerando la pausa estiva, di garantirne nei tempi la conversione in legge. E in ambienti parlamentari si parla anche della possibilità di inserire una norma ad hoc nel testo della manovra economica che deve essere approvata in seconda lettura dal Senato.
Intanto la girandola di indiscrezioni mette in allarme i sindacati. Preoccupa l’ipotesi di «4-5mila esuberi». Il leader della Uil, Luigi Angeletti, dice di non essere comunque pentito per il no al piano di Air France-Klm, e attende di conoscere i contenuti del nuovo piano: «È più importante sapere quanti aerei ci sono, più che discutere astrattamente di esuberi», dice, si aspetta un piano razionale dal punto di vista dello sviluppo dell’azienda.