Alitalia, il titolo fa faville: più 9,59%

Superata la soglia dell’euro. Agli investitori istituzionali si è accodata la speculazione

da Milano

Ancora una seduta in crescita per l’Alitalia, ma questa volta si è trattato di una vera impennata: a Piazza Affari il titolo è salito del 9,59%, oltre la soglia psicologica dell’euro (1,05). Le contrattazioni sono state addirittura sospese per eccesso di rialzo verso la fine della riunione, dopo aver toccato un progresso superiore al 10,3%. Sono passati di mano 54 milioni di pezzi, circa lo 0,4% del capitale. In assenza di notizie di carattere industriale o societario, le motivazioni vengono ricercate sul fronte finanziario e speculativo. La società viene vista come un «caso» di risanamento, il dimagramento di personale (meno 8.600 dipendenti) dovuto allo scorporo di Az Servizi è considerato una forte molla propulsiva di sviluppo, e l’ingresso di importanti fondi e investitori istituzionali stranieri, di cui abbiamo più volte riferito in questi giorni, ha riacceso l’attenzione sulla società. Intorno a questi nuovi azionisti, il cui ingresso assume contorni almeno di medio periodo, si è sicuramente agglutinata della speculazione, che ha sempre fatto fremere il titolo in Borsa; anche in considerazione che diversi operatori ritengono la compagnia ancora sottoquotata (per Intermonte il target è di 1,18 euro). Non tutti, ovviamente, sono dello stesso avviso. Il Financial Times, per esempio, frena: «I recenti afflussi di capitale hanno dato del tempo al management. Ma non è ancora chiaro se i suoi obiettivi di un ritorno all’utile quest’anno e di un 5% di margine operativo entro il 2008 siano raggiungibili». Il quotidiano sottolinea come sulla compagnia stiano puntando investitori molto diversi tra loro come la Banca di Norvegia o l’hedge fund Walter capital management; ma ritiene che il rimbalzo del titolo vada inserito in un contesto di lungo periodo e a questo proposito ricorda che le azioni Alitalia hanno dimezzato il proprio valore nell'ultimo anno e hanno perduto del 90% negli ultimi cinque, e sottolinea anche che la compagnia tra aiuti di Stato e aumenti di capitale ha «consumato» in dieci anni 4,4 miliardi. Centrare gli obiettivi del piano, secondo il Financial Times, dipenderà «dal guadagnare simultaneamente quote di mercato e dal migliorare i rendimenti», due target che sembrerebbero contraddittori, «specialmente vista la crescente concorrenza dei vettori low-cost».
Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ieri si è espresso positivamente nei confronti di Giancarlo Cimoli: «Mi sembra che sia la persona giusta per vincere la sfida. Non vedo francamente chi meglio di lui potrebbe in questo momento gestire Alitalia». Un cambio del management «non è all'ordine del giorno» e «non è utile». Quanto alla gara per la cessione di Volare, secondo il ministro la compagnia controllata dal Tesoro non è il candidato ideale.