Alitalia, tutta l'Italia contro il sindacato Berlusconi, impegno a tutto campo

Il sondaggio: per il 63% dei cittadini il fallimento è colpa di Cgil e piloti. L'Anpav apre: pronti all'intesa. Il governo: non ci sono alternativa al piano Cai. Tremonti: &quot;Mazionalizzare? Non se ne parla&quot;. <a href="/a.pic1?ID=291751" target="_blank"><strong>Il premier: &quot;Situazione molto complicata. Vedremo&quot;
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da Roma

Salta il tavolo, stop alle trattative. Alitalia a un passo dal fallimento. Ma la colpa, di chi è? Semplice, di Anpac e Cgil. Di coloro che hanno risposto picche all’offerta della cordata italiana. Di coloro che hanno detto no al piano di salvataggio della Cai. Più di sei italiani su dieci la pensano così. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Crespi ricerche, commissionato da Affaritaliani.it, secondo cui il 63,5% degli intervistati addebita ai due sindacati la responsabilità della rottura. Un dato piuttosto netto, che sembra voler dar torto a chi ha tirato troppo la corda, fino a farla spezzare. Di contro, solo il 21,4% dei potenziali elettori considera che il «disastro» sia da addebitare alla Compagnia aerea italiana. E ancora meno, il 10,8%, reputa invece responsabile il governo.
Il quadro che viene fuori dalla rilevazione - effettuata giovedì scorso, giorno in cui veniva ufficializzato il ritiro di Cai - appare chiaro. Ma c’è pure dell’altro. Il 40,3% degli italiani, a questo punto, si augura che la compagnia di bandiera fallisca, che si chiuda quindi qui il capitolo Alitalia. Per il 31,2% degli intervistati, invece, la strada da seguire è un’altra. Tre su dieci - sempre secondo il sondaggio - sono convinti che sia necessario riaprire la partita tra Cai e sindacati. Ma su questo punto non la pensa così il 19,8% del campione. Secondo cui, infatti, l’attenzione adesso non andrebbe più puntata su Colaninno e soci, ma su un nuovo interlocutore. Straniero o meno forse non importa.
Analizzando i dati, appare evidente come gli italiani non abbiano gradito l’intransigenza di Anpac e Cgil, addossando su di loro le colpe del traumatico stallo. «“Meglio falliti che con i banditi” pare essere uno slogan che non hanno compreso, come non hanno certamente capito i festeggiamenti dei dipendenti», spiega Luigi Crespi, a capo dell’omonimo istituto di ricerca. «È dai tempi di “aquila selvaggia” che la categoria dei piloti ha caricato su tutta l’Alitalia un alone di antipatia per chi non solo difende dei privilegi, ma utilizza la propria funzione centrale come elemento di ricatto, il cui prezzo è sempre pagato dai cittadini e dai clienti», aggiunge.
Come dire, nessuna «solidarietà dell’opinione pubblica». Del resto, analizza Crespi, «la mossa della Cgil e del Pd non viene letta come una tutela dei dipendenti, dei passeggeri, ma come una mossa politica attuata per mettere in difficoltà il governo Berlusconi». «Forse non è così», commenta su Internet il sondaggista, che osserva comunque come il 40% degli italiani sia «talmente disgustato da questa vicenda che si “augura il fallimento”, forse perché la difficoltà economica in cui si trovano le famiglie stride con le posizioni assunte dalla Cgil e dal sindacato piloti».
Rimanendo in tema di sondaggi, secondo l’Ispo, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione di Renato Mannheimer, il 63% degli italiani (rilevazione effettuata il 15 settembre, tre giorni prima del ritiro ufficiale di Cai) era a favore del «piano Fenice». Da preferire quindi al fallimento, su cui si orientava invece il 14% degli intervistati.