Alitalia, tutti a terra fino a martedì Ma il governo convoca i sindacati

Oggi a Fiumicino le organizzazioni dei lavoratori potrebbero decidere di differire lo sciopero. Ma il rischio di stop resta

Laura Verlicchi

da Milano

Tutti a terra fino a martedì. O forse no. Alitalia è sempre più nel caos: da un lato continua la rivolta a oltranza dei dipendenti, esasperati contro un management che, a loro dire, non rispetta gli accordi, e il rischio concreto è che la mancanza di personale addetto ai controlli inchiodi al suolo l’intera flotta.
Dall’altro, lo spiraglio aperto dal governo - che ha convocato i sindacati per mercoledì a Palazzo Chigi - sembra dare un po’ di respiro alla possibilità di riprendere le trattative. E magari di sospendere l’agitazione, accogliendo l’appello del Garante sugli scioperi.
La decisione definitiva verrà presa nel corso della mattinata, quando tutte le cinque sigle sindacali - Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Unione Piloti - si riuniranno all’aeroporto di Fiumicino. Ai lavoratori i sindacati chiederanno quasi certamente di differire lo sciopero di domani, ma non di sciogliere le assemblee: «Una vertenza - spiegano i leader delle organizzazioni - non si può chiudere solo con una convocazione».
L’unica certezza per ora rimane quella delle cifre, fornite dalla stessa Alitalia alla fine di una giornata conclusa, tutto sommato, meglio delle previsioni: 66 voli cancellati rispetto ai 130 stimati, almeno fino alle 19.30. Ma - sostiene la compagnia in un comunicato - a causa delle iniziative sindacali «illegittime» degli ultimi giorni, si potrebbero verificare ulteriori ritardi e cancellazioni.
Naturalmente c’è la solita battaglia delle cifre, per le sigle sindacali i voli cancellati preventivamente da Alitalia sono stati ieri sopra i 300, mascherati dalla compagnia come motivazioni tecniche o meteorologiche.
Il rischio che l’intera flotta rimanga negli hangar, quindi, è ancora tutt’altro che scongiurato: anche perché è praticamente impossibile, secondo gli stessi lavoratori, far ripartire le procedure di controllo in tempo utile, vista la larga adesione allo sciopero. «Mobilitazioni di questo volume non si spengono con il telecomando, per il momento non cambia nulla», diceva ieri sera Mauro Rossi, coordinatore nazionale del settore aereo di Filt-Cgil. Anche se quello del governo «è un segnale importante», afferma la federazione Piloti italiani uniti. Dal canto suo, la Commissione di garanzia sullo sciopero preannuncia una seduta per mercoledì per adottare eventuali provvedimenti, qualora lo sciopero di domani non venga revocato. Secondo il presidente Antonio Martone, di fronte all’iniziativa del governo «la conferma di un’astensione collettiva proclamata in violazione delle regole vigenti, oltre a rendere più difficile una ripresa del dialogo, si risolverebbe in un’ingiustificata grave lesione dei diritti dei cittadini in contrasto con i diritti riconosciuti dalla Costituzione». Ha bocciato la protesta proclamata per il 23 affermando che viola le regole, che richiedono un preavviso minimo di dieci giorni e un intervallo minimo con riferimento allo sciopero effettuato il 19.
E per i passeggeri, vere vittime del black-out?
Nessuna certezza. Tutt’al più, possono seguire il consiglio di Alitalia, chiedendo informazioni sui voli al numero verde 800650055 oppure sul sito www.alitalia.com. Oppure, ancora, prendere il treno: visto che Trenitalia, accogliendo l’invito del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi, ha annunciato per domani la disponibilità di circa 2mila posti extra sugli Eurostar delle tratte Roma-Milano e viceversa.
Ma l’immagine della compagnia sta subendo danni pesantissimi, almeno ascoltando i commenti dei passeggeri che si avventurano ai chek-in di Alitalia alla ricerca del loro volo: «Ormai da questa compagnia non mi aspetto più niente», diceva un passeggero deluso dalla cancellazione della sua destinazione.
Una signora ha dichiarato: «Se ho l’alternativa di un’altra compagnia per la mia destinazione, non ho dubbi, la scelgo. Una volta non lo avrei mai fatto, anche solo per una questione di principio».