All’Albergo dei Poveri trovano casa 45mila libri

Inaugurata la biblioteca di Scienze Politiche e Giurisprudenza e riaperta anche l'Aula Magna. E il rettore dell'Università di Genova festeggia nell'antico palazzo dell'Albergo dei Poveri a lavori conclusi. Duemilacinquecento metri quadrati, 240 posti a sedere e 45mila volumi: sono questi i numeri della nuova biblioteca intitolata a Enrico Vidal che aprirà ufficialmente al pubblico il 25 giugno. «Un intervento importante che ha avuto tempi lunghi e incontrato purtroppo molte difficoltà - ha spiegato ieri mattina il rettore -. Una biblioteca inaugurata qualche anno fa ma vuota e inagibile per tutta una serie di problematiche legate a lavori necessari. Finalmente oggi possiamo parlare di una struttura moderna, funzionale e ben organizzata studiata per sviluppare al meglio le potenzialità. Viene inoltre restituita l'Aula Magna riportando Scienze Politiche e anche Giurisprudenza in sedi importanti. Non dimentichiamo che fino a poco tempo fa gli studenti erano obbligati a fare lezione in alcuni cinema in città».
Diverse le novità della nuova biblioteca, che diretta da Monica Porcile e gestita da sette bibliotecari, offrirà una raccolta a scaffale aperto: il lettore non dovrà necessariamente rivolgersi al personale per avere il libro che vuole consultare, ma potrà accedere direttamente agli scaffali, con il vantaggio di trovare accanto al volume scelto anche altri testi collegati ad argomenti e tematiche affini. È stato inoltre inaugurato il metodo dell'autoprestito. Studenti e professori potranno servirsi di apposite macchine di self check che permetteranno all'utente di registrare autonomamente il prestito abbinando il proprio badge identificativo dell'Ateneo e il barcorde presente su ogni volume. Senza dimenticare strumenti più tradizionali: del patrimonio librario il lettore potrà avvalersene rivolgendosi anche più semplicemente al personale della biblioteca. «Parliamo di una raccolta che include materiali inerenti un'estesa gamma di interessi scientifici, senza dimenticare testi antichi e preziosi» ha puntualizzato la direttrice della biblioteca. Le aree disciplinari spaziano difatti dalle dottrine politiche alle relazioni tra Stato e collettività religiose, dall'economia al diritto, sociologia, bibliografia, biblioteconomia e storia del libro. Ieri mattina il rettore ha riaperto anche le porte dell'antica cappella dell'Albergo dei Poveri trasformata già da tempo nell'Aula Magna di Scienze Politiche e Giurisprudenza. L'intervento reso necessario dopo la rottura di due catene all'interno dell'aula, si è concluso con la loro sostituzione, con il consolidamento della volta e la sostituzione dell'impianto di diffusione sonoro e di illuminazione. Soddisfatto Deferrari ha fatto ancora una promessa: «in programma c'è la conclusione dei lavori del dipartimento di Scienze Politiche che dovrebbero essere ultimati entro il 2013 riportando qui tutta la facoltà. È importante in un momento come questo in cui i cittadini odiano la politica, ma in realtà odiano i partiti politici, avere un dipartimento efficiente, funzionale, che lavori, produca e insegni politica vera. Credo che serva perché scomparse le scuole di partito oggi di politici esperti ce ne sono sempre meno». Sulla polemica che l'Università di Genova è tra i 36 atenei italiani che chiedono agli studenti contributi più alti di quelli autorizzati dalla legge il rettore è stato lapidario: «una polemica, che non ha nel caso nostro, ragione di esistere. Raccogliamo tasse pari al 20.9 per cento. Il tetto massimo è del 20 per cento. Una percentuale, quella nostra, certificata dai revisori dei conti. Lo 0.9 per cento incamerato in più lo redistribuiamo agli studenti sotto forma di premi e contributi. Questo e altro viene così restituito nelle tasche degli studenti come premi al merito e pertanto non va considerato. Un eccesso di tasse dunque che non va all'Università per far cose strane ma da restituire agli studenti meritevoli. Un concetto apprezzato dagli studenti stessi e validato dai revisori. Una polemica quindi, che a mio avviso, non ha nessuna ragione di esistere».