All’Ansaldo nasce la Città delle culture

All’interno dell’ex fabbrica un nuovo edificio di ottomila metri quadrati. Cantieri aperti da settembre

Chiara Campo

Un’«isola» su cui etnie diverse potranno integrarsi pacificamente. Nella Milano sempre più multietnica, un Centro delle culture extraeuropee era ciò che mancava e che verrà costruito, a partire da settembre, sulle ceneri dell’ex Ansaldo, in zona Porta Genova. Primo tassello nel mosaico della Città delle culture, che nascerà tra le vie Bergognone, Savona, Tortona e Stendhal. Il Comune ha destinato ai lavori per il primo lotto dell’opera oltre 56 milioni di euro: dopo la gara d’appalto apriranno immediatamente i cantieri. Nel Centro, progettato dall’architetto londinese David Chipperfield vincitore del concorso internazionale indetto nel ’99 da Palazzo Marino, saranno esposti oltre 5mila oggetti e reperti che fanno parte delle Raccolte extraeuropee donate all’amministrazione dalla metà dell’Ottocento da collezionisti milanesi e italiani. Un tesoro «invisibile», visto che oggi è conservato al Castello Sforzesco senza che gli appassionati possano ammirarlo. Ma il polo museale avrà anche una biblioteca, l’auditorium, un parcheggio interrato per 500 auto, laboratori, caffetteria e ristorante. Per il secondo lotto - ma sarà «affare» della prossima giunta, come ha più volte sottolineato il vicesindaco Riccardo De Corato - serviranno altri 50 milioni di euro: sarà dedicato al nuovo Museo archeologico, il Centro studi sulle arti visive e il Laboratorio di marionette dei Fratelli Colla.
Per il Centro delle culture extraeuropee, all’interno dell’ex fabbrica Ansaldo verrà costruito un edificio ex novo di oltre 8mila metri quadrati, con un grande atrio - «l’anima del museo», sottolinea il progettista -: al piano terra ci saranno spazi per servizi per il pubblico, come la biblioteca specializzata, laboratori-atelier, sale per conferenze e riunioni. Al primo piano, una grande piazza coperta con l’auditorium da 300 posti, milleseicento metri quadri di gallerie permanenti e quasi seicento dedicati alle mostre temporanee. All’ultimo piano, servizi e un ristorante con il dehor. Il museo, spiega l’architetto, «si sviluppa intorno a una zona centrale, trasparente e luminosa, attorno alla quale si svilupperanno tre grandi aree suddivise per macroculture: America Latina, Asia e Africa. Attorno a ciascuna, come un fiore, si svilupperanno sale rettangolari per le esposizioni temporanee e altri temi di approfondimento». I musei, è convinto Chipperfield, devono essere molto più di un luogo d’esposizione, «un punto di ritrovo culturale pensato prima di tutto per la comunità, e solo in un secondo tempo come offerta turistica. Ecco perché accanto alle esposizioni permanenti deve essere previsto un ampio spazio per le mostre temporanee che attirino l’interesse dei cittadini. Ma anche eventi e iniziative collegate: dal menù tipico al ristorante quando è in corso una mostra indiana, a film o eventi a tema. Se non si investe sulla città, dopo un anno o due di successo si rischia un crollo di visite».
Il vicesindaco, ormai alla scadenza del mandato, non si sbilancia sui tempi di realizzazione: a partire dalla posa della prima pietra, per finire il primo lotto ci vorranno circa due-tre anni, «ma dipenderà da chi, nella prossima amministrazione, dirigerà i lavori pubblici. E anche la realizzazione del secondo lotto dovrà essere una scelta della futura giunta». Per l’assessore alla Cultura Stefano Zecchi sarà «il primo nuovo museo del XXI secolo, e rispecchia il rapporto che Milano vuole avere con l’interculturalità «progetto di altissimo livello sia architettonicamente
sia per il suo contenuto». L’intera area dell’ex Ansaldo, acquistata dal Comune nel 1989, copre circa 70mila metri quadrati oggi occupati da edifici industriali e fabbricati per uffici, e dove già hanno trovato sede i laboratori del Teatro alla Scala. «Quando venne acquistata - ricorda De Corato - si scatenarono grossi dibattiti sulla destinazione, sembrava la città dei desideri. La nostra amministrazione ha il vanto di aver scelto un grande progetto per trasformarle in un vero e proprio polo culturale di dimensioni europee».