Via all’apertura fra tante polemiche

Il momento magico è tornato. Domani, riparte la nostra attività dopo il letargo forzato di otto mesi. È vero che in molti l'hanno occupato con attività complementari: gare e prove cinofile, manifestazioni di tiro a volo, fiere degli uccelli, ripopolamenti, tuttavia, la caccia è la caccia e che gioia uscire con i cani per dirigersi sul luogo prescelto per la prima alba della stagione.
Ma oggi quanti sono rimasti tali luoghi? Quelli che frequentavamo da anni e di cui conoscevamo ogni recondita rimessa del selvatico, sono ancora disponibili per la nostra passione o abbiamo dovuto cambiare lidi? Ci avranno istituito delle zone a divieto? Oppure l'Atc ci avrà rifiutato la domanda di ammissione o, peggio ancora, avrà cercato di espellerci seppur già soci, soprattutto se non residenti? O ancora, con tutto il caos scoppiato negli ultimi mesi per via di questi siti di Natura 2000, mica ci avranno istituito una bella Zps o un pSIC?
È fuor di dubbio che non vi sia attività umana, in Italia, maggiormente messa in discussione della caccia. Le conquiste che parevano acquisite almeno per un congruo numero di anni, vengono sovente rimesse in discussione. Le (poche) certezze legislative che dovrebbero dare serenità ai seguaci di Diana, vengono attaccate con ricorsi al tribunale di turno, per non parlare degli atti amministrativi che, da un certo numero di anni, danno lavoro a ripetizione sia ai Tar sia agli avvocati, causa impugnazione da parte degli animal-ambientalisti più integralisti. Nella vita è comodo individuare un «capro espiatorio». Poco o nulla conta che i cacciatori gestiscano, ripopolino e, soprattutto, siano cittadini al pari di tutti gli altri. Basti pensare a questa rappresentazione teatrale che si sta mettendo in scena sui siti di Natura 2000.
La materia parrebbe lasciare ben poco spazio alle libere interpretazioni, visto il dettato delle due direttive «Uccelli» e «Habitat», il parere reiterato della Commissione europea, le affermazioni contenute nell'accordo tra Face e BirdLife International, l'attitudine delle Regioni: tutte posizioni rassicuranti sul rapporto tra la caccia e questi siti, se non fosse che qualcuno vuol sempre fare il primo della classe e sostenere la necessità di determinati divieti, naturalmente del divieto di caccia al primo posto. Costoro hanno scoperto l'acqua calda: se non si può vietare la caccia in modo esplicito, la si potrà emarginare sottraendole territorio fino al momento in cui i cacciatori dovranno forzatamente appendere il fucile al classico chiodo.
Ma non credano di averla vinta facilmente, perché i cacciatori italiani sono ancora in piedi e battaglieranno per vedere trionfare ragione e buonsenso sperando che un pizzico di amor proprio si risvegli anche nelle menti dei dirigenti venatori, troppo impegnati a difendere le poltrone di un effimero potere. E allora, nonostante tutto ciò, viva l'apertura e, in bocca al lupo.