«All Blacks favoriti ma credo nei miracoli»

Auckland Non è un gran comunicatore ma di lui dicono sia un buon allenatore. Almeno stando a quello che dice Jo Maso, l’anima della nazionale francese da almeno vent’anni. Per Marc Lievremont, quella di domenica contro la Nuova Zelanda sarà l’ultima partita sulla panchina della nazionale francese. Dopo di lui arriverà Philippe Saint Andrè. La sua Francia non ha brillato. Di fatto ha giocato mezzo tempo contro l’Inghilterra e poi si è messa alla finestra. Contro il Galles gli è bastata una buona difesa e il cartellino rosso mostrato in faccia a Sam Warburton per centrare la terza finale della sua storia. È la storia di una rivalità mai sopita, quella tra galletti e All Blacks. La Francia è l’ultima ad averli battuti all’Eden Park, la sola – con l’Australia – ad averli sbattuti fuori dalle finali mondiali. Ma stavolta non è come le altre volte. E te ne accorgi dalle espressioni di Marc. Faccia triste, baffo che invecchia, Lievremont è realista. Gli chiedi se la sua Francia può battere gli All Blacks, soprattutto giocando lo stesso rugby mostrato fino ad ora, battuta nella fase a gironi anche da Tonga. «Credo di no – risponde freddo – Io dagli All Blacks mi aspetto sempre il meglio. Nella semifinale contro l’Australia sono stati eccezionali. Aggressivi, capaci di dominare ogni situazione. Non mi hanno sorpreso. Conosco la rivalità che c’è con gli australiani. Tutto quello che posso dire – aggiunge – è che credo nella mia squadra e soprattutto nel fatto che possiamo anche vincere».
Già, di vittorie contro gli All Blacks, Lievremont ne sa qualcosa. Giocava in terza linea 12 anni fa quando a Twickenham batterono Jonah Lomu e soci al termine di un’epica sfida che qui in Nuova Zelanda ancora non hanno dimenticato. Era la squadra di Pierre Villepreux e Jean Claude Skrela capace in un tempo di ribaltare la storia. «La differenza la fece un giocatore come Cristophe Lamaison, - ricorda - un’apertura che in quel match trovò in quaranta minuti la chiave per aprire la cassaforte». Ma dodici anni dopo, la storia è diversa. La sua Francia gioca di fatto con un n.10 che non è un’apertura, ma che ha talento da vendere. Punta sull’esperienza e sulla disciplina. In fondo, nella semifinale con il Galles hanno vinto soprattutto mettendo a frutto la sostanza del loro gioco, lasciando l’accademia nello spogliatoio. Con gli All Blacks sarà diverso. «Non ci aiuterà sapere che loro sono i favoriti e che noi non abbiamo niente da perdere. – continua – Con loro è sempre così, sono favoriti e basta».
Per il 42enne figlio di un ufficiale, nato in Senegal, il problema diventa come preparare la partita. Se l’è presa quando i suoi ragazzi sono andati a festeggiare per le vie di Auckland dopo la vittoria sul filo di lana contro il Galles. Chiede la perfezione ma fino ad ora Marc ha mancato l’appuntamento. «Oggi siamo dei privilegiati a vivere questa vigilia che nella carriera di qualunque giocatore è un punto d’arrivo». «Che dirò negli spogliatoi? Le chiacchiere fatte ad arte per mettere pressione sui giocatori servono fino a un certo punto. Ci pensi, ci ripensi, le dici poi, alla fine, te ne penti e scopri che forse era meglio se stavi zitto».
L’Australia ha intanto chiuso al terzo posto il mondiale grazie al successo sul Galles (21-18). I Wallabies - iridati nel 1991 e 1999, vicecampioni nel 2003 - sono stati eliminati nei quarti durante l’edizione del 2007. Quest’anno erano stati sconfitti 20-6 in semifinale dalla Nuova Zelanda.