All clean: precari dimenticati dal Campidoglio

Marzio Fianese

Una decina di Lsu, in rappresentanza dei quindici addetti alla rimozione di scritte vandaliche dai siti tutelati, licenziati a gennaio dalla società All Clean, hanno occupato ieri per protesta la sede del gruppo capitolino dei Ds, in via delle Vergini fino a quando non è stato promesso loro un incontro con Luca Odevaine del gabinetto del sindaco, per venerdì prossimo.
Serenetta Monti, portavoce degli Lsu, racconta il lungo iter che ha portato a questi «ingiusti licenziamenti, compreso quello di una donna in gravidanza sotto ispettorato». «Da circa cinque anni lavoriamo per la società All Clean, partecipata del gruppo Ama per il 51 per cento. Il gruppo aveva una commessa di cinque anni con il Comune per rimuovere le scritte vandaliche dai siti tutelati - continua Monti -. La commessa è scaduta a novembre 2005 e la società, dopo aver dilatato tempi fino a gennaio, ci ha riferito di doverci licenziare per necessità, per il mancato rinnovo della commessa da parte del Comune. Da gennaio 2006, quindi, siamo senza stipendio». In realtà, spiega Monti, la questione è più complicata. Per esempio, il 20 dicembre 2005 ai quindici lavoratori sono arrivate proposte di assunzione da parte della società Sanama, società che si occupa di disinfestazioni: «Lettere arrivate a sorpresa che allora non avevamo motivo di prendere in considerazione in quanto non sapevamo di essere a rischio licenziamento - continua Monti -. La questione delle proposte di assunzione, inoltre, è stata congelata dall’assessore al Lavoro Carrazza in quanto, in consiglio comunale, erano in corso le procedure per lo spostamento della commessa da All Clean a Zetema». Il 13 gennaio 2006 si è riunita la quinta commissione consiliare permanente, presieduta da Adriana Spera (Prc), ed è stata presa la decisione definitiva di preparare l’affidamento della commessa a Zetema. «Poi più nulla - dice Monti - c’è stato un rimpallo di competenze tra assessori al Lavoro, alla Cultura, al Bilancio, è stato anche chiesto il parere economico della Regione, poi arrivato. E oggi, ancora nulla: da quattro mesi ci ritroviamo senza lavoro, stipendio o sussidio - racconta -. Ora ci siamo anche bruciati la liquidazione per i cinque anni di lavoro, che ci è stata data con procedure accelerate, e non sappiamo più come andare avanti».
Pronte le reazioni di esponenti della Cdl. «La sinistra tutela i lavoratori a chiacchiere. L’esempio dell’attenzione che questa sinistra ipocrita riserva ai lavoratori, è quello dei restauratori provenienti dal “progetto Polis” costretti a occupare la sede del gruppo Ds in Campidoglio» protesta Vincenzo Piso, consigliere comunale di An. «Costretti a lavorare con attrezzature non idonee, con a carico patologie derivanti da ciò, licenziati ingiustamente nel gennaio 2006, forse perché colpevoli di aver costantemente denunciato le condizioni in cui erano costretti a operare - continua Piso -. Invano il consiglio comunale ha più volte indicato gli impegni ai quali l’amministrazione doveva ottemperare, nei confronti di questi lavoratori. Dinanzi alle denunce e alle proteste reiterate, l’amministrazione capitolina e il suo paravento buonista, il sindaco Walter Veltroni, non hanno più giustificazioni. Sei anni di vessazioni e precariato della peggior specie, devono trovare uno stop deciso. Chi in questi anni è stato in Campidoglio, come forza di opposizione, non ha potuto non registrare il continuo peregrinare di questi lavoratori, nel tentativo di trovare soluzione a un contenzioso vergognoso che costituisce una vera e propria macchia, sulla presunta sensibilità sociale di questa amministrazione, a partire da giunta e sindaco, incapaci di trovare una soluzione dignitosa ai problemi reali delle persone».
Luca Malcotti, anche lui di An, rincara la dose: «Il processo di stabilizzazione degli Lsu è garantito da un accordo firmato dal Campidoglio nel 1999: Veltroni deve, dunque, assumersi la responsabilità politica di dare risposte ai lavoratori che vedono a rischio il loro posto di lavoro. Inoltre - continua l’esponente di An - la All Clean ha percepito ingenti fondi regionali per stabilizzare questi lavoratori: se oggi li manda a casa, dovrà restituire questi soldi. Pretendiamo che finalmente vengano mantenute le promesse fatte negli ultimi anni ai lavoratori e che, a tutt’oggi, sono solo una presa in giro».