All’esame del Colle una Finanziaria monca. I conti non tornano

La lunga notte di Napolitano. Quirinale preoccupato: il testo della manovra presentato in extremis non ha la copertura adeguata. E sugli 007 del Fisco si apre lo scontro a sinistra

Roma - Luci accese fino a tarda ora al Palazzo del Quirinale. Il capo dello Stato ha ricevuto solo alle 17 di ieri pomeriggio un testo di legge finanziaria; e con il segretario generale della Presidenza della Repubblica ha iniziato l’esame del disegno di legge per controfirmarlo. L’articolato ricevuto da Giorgio Napolitano, però, non aveva la necessaria «bollinatura» da parte della Ragioneria generale dello Stato; mentre l’aveva il decreto legge: quello sul bonus per le famiglie bisognose, per intenderci.
Se la legge finanziaria propriamente detta non aveva la quadratura dei conti (e così incompleta era stata mandata al Quirinale) era perché alle ore 17 di ieri non era ancora pronta la relazione tecnica sulle norme tributarie. Ed in assenza di questa relazione tecnica la Ragioneria non poteva «bollinare» la manovra. D’altra parte, le norme tributarie erano fra quelle che avevano subito le maggiori modifiche dentro e dopo il Consiglio dei ministri di venerdì.
Con il rischio che possa ripetersi il pasticcio dello scorso anno, quando il governo completò fuori tempo massimo l’invio di documenti al Quirinale; e presentò la manovra in Parlamento dopo il 30 settembre, mentre la legge dice che la legge di bilancio deve essere presentata in Parlamento «entro il 30 settembre».
Spetterà a questo punto (dando per scontata la firma del capo dello Stato alla legge finanziaria) al presidente del Senato giudicare ammissibile l’intero impianto della manovra; o stralciare misure che non hanno effetti sui saldi di bilancio: come previsto dalle norme sulle leggi di Bilancio.
Difficilmente Franco Marini potrà accettare eventuali emendamenti sulla norma che dava libertà alle agenzie fiscali (Dogane ed Entrate) di aumentare i rispettivi organici. Bocciata da Giuliano Amato in Consiglio dei ministri, la misura aveva anche coperture finanziarie non ortodosse. Per esempio, il costo delle assunzioni era coperto dai proventi che i nuovi 007 del Fisco avrebbero recuperato con la lotta all’evasione. Nonostante ciò, Giorgio Benvenuto - presidente della Commissione Finanze di palazzo Madama - critica l’eliminazione delle assunzioni: «È come darsi la zappa sui piedi». E anticipa che presenterà emendamenti per ripristinare quelle assunzioni. Fra l’altro, proprio grazie alla cancellazione delle assunzioni di Visco, Amato ha potuto aumentare di 4500 unità gli organici della Polizia.
Al fianco di Benvenuto, però, rischia di trovarsi la Cosa Rossa. Donatella Mungo (Prc), segretario della Commissione Bilancio della Camera, assicura che anche la sinistra estrema è a favore dell’assunzione degli 007 del Fisco. «Non ho ancora letto le norme, quindi non conosco il motivo dell’esclusione. Comunque - aggiunge - si può fare un emendamento alla finanziaria per recuperare gli stanziamenti».
Di parere opposto Enrico Morando. Secondo il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, l’impianto della manovra «può essere migliorata sul versante della spesa pubblica». E preannuncia un suo emendamento per indicare «un termine ultimo per la discesa dell’Eni sotto il 20% della Snam rete Gas».
Un’impostazione che stride con l’orientamento della Cosa Rossa. Sempre la Mungo anticipa che «per tutta la sinistra, quello sull’aliquota unica sulle rendite finanziarie è uno dei punti emendativi della finanziaria». Ne consegue che Rifondazione presenterà emendamenti sul tema per portare al 20% l’aliquota sulle rendite finanziarie, oggi al 12,5%. Magari con l’esclusione dei piccoli patrimoni, intorno ai 150mila euro. «D’altra parte - aggiunge la Mungo - i mercati finanziari sono la roba più turbolenta che si conosca. Trovare il momento giusto è quindi impossibile». Tanto vale - è il ragionamento - l’aumento della tassazione si può introdurre in finanziaria.
Con il rischio, però, che se viene modificato il pacchetto Welfare o se viene aumentata la tassazione sulle rendite finanziarie, Prodi è immediatamente senza maggioranza. I centristi e i diniani hanno già annunciato che simili misure non sono disposte a votarle, nemmeno con il voto di fiducia.