All’Esquilino scatta la tolleranza zero contro illegalità e abusi commerciali

Esquilino, giro di vite contro l’abusivismo commerciale e il malaffare della Chinatown romana. Stop a nuove bigiotterie e vendite di souvenir orientali. Vietata l’apertura di nuovi magazzini all’ingrosso. Interventi per rilanciare il made in Italy nel rione. Una rivoluzione copernicana, dopo 15 anni di abusi e illegalità in quello che una volta era il fiore all’occhiello della città. Il piano di restyling dell’Esquilino, presentato in aula Giulio Cesare dall’assessore al commercio Davide Bordoni, è stato approvato giovedì dal consiglio comunale con 35 voti a favore, 4 astenuti e 1 contrario. “Un provvedimento storico”, come lo definisce il presidente della commissione cultura Federico Mollicone.
La delibera è stata illustrata ieri mattina a negozianti e residenti nella gelateria Fassi, nel cuore dell’Esquilino, dal parlamentare del Pdl Fabio Rampelli, da Mollicone e dal capogruppo al I municipio Stefano Tozzi. «Dopo che per anni la sinistra ha lasciato sprofondare il quartiere nel degrado, questo provvedimento significa tolleranza zero verso ogni abuso e illegalità» afferma Rampelli.
La delibera stabilisce che d’ora in poi non sarà più possibile aprire attività di vendita e produzione di ogni genere di abbigliamento ed accessori, calzature, pelletterie, bigiotteria. Proibito anche il trasferimento nel quartiere di attività relative a questi settori. La delibera, inoltre, vieta nuove attività di commercio all’ingrosso, con e senza annesso deposito merci. Sarà autorizzato, in deroga al passato, il mutamento merceologico per l’apertura di panifici, fiorai, mobilifici, gioiellerie, negozi di ottica, dischi, libri, cartoleria, casalinghi, alimentari, prodotti eno-gastronomici tipici locali, somministrazione di alimenti e bevande, gallerie d’arte, vendita computer ed elettrodomestici, videoteche e audioteche.
Il nuovo piano di interventi impegna la Giunta a individuare strumenti di valorizzazione e sostegno delle attività commerciali ed artigianali tradizionali. «In pratica - spiega Stefano Tozzi - sarà possibile aprire negozi di abbigliamento (vestiti, scarpe, accessori) se il prodotto rispetterà alti canoni di qualità per il rilancio del made in Italy nel rione. Mentre al contrario la delibera punta a scoraggiare la miriade di show-room di scarpe e abbigliamento di bassissima qualità prodotti in Estremo oriente».
La delibera prevede anche il sostegno a ristrutturazione di arredi interni ed esterni, cura delle aree comuni, attività culturali. Attualmente l’Esquilino conta oltre 2mila imprese, circa la metà in mano a imprenditori cinesi. «In pratica - afferma Tozzi - quelli cinesi però sono tutti magazzini all’ingrosso, perché anche quelli che all’apparenza sembrano negozi sono in realtà show-room. Di questi, molti sono oggetto di indagini della Guardia di Finanza, almeno una cinquantina sono abusivi e andranno chiusi». Il rione Esquilino è comunque teatro di attività anche malavitose. Basti pensare ai magazzini trasformati di notte in dormitori di immigrati clandestini, spesso venditori abusivi, al di fuori di ogni legalità, vittime di vere forme di schiavitù e sfruttamento. Fiorente anche nel perimetro fra piazza Vittorio, via Buonarroti, via Carlo Felice, la prostituzione, il traffico di droga, il riciclaggio di denaro, lo smercio o la somministrazione di cibi avariati e privi di qualsiasi controllo igienico. Contro questo malaffare, la delibera non basta. Servirà un controllo capillare delle forze dell’ordine.