All’Est più vantaggi per chi fa automobili

Enrico Artifoni

da Zilina (Slovacchia)

Sono cominciati nella nuova fabbrica slovacca della Kia i test di avviamento delle linee di montaggio. Con un obiettivo: essere pronti per dicembre, quando è previsto l’inizio della produzione in serie del nuovo modello di segmento «medio», lo stesso che vedrà come protagonista l’erede della Fiat Stilo, che Jean-Charles Lievens, top manager di Kia Europa, non esita a definire «il più importante sinora nella storia dell’azienda». La vettura con carrozzeria berlina a cinque porte è ormai definita nelle linee. Non ha ancora un nome, ma lo avrà entro settembre, quando sarà presentata al Salone di Parigi, forse insieme con i prototipi delle varianti station wagon e tre porte, il cui lancio è previsto rispettivamente per settembre e dicembre 2007.
Ma l’anno prossimo a Zilina comincerà anche la produzione della Kia Sportage (finora costruita solo in Corea) e a partire dal 2008 quella di un crossover basato sullo stesso pianale. Entro il decennio, dunque, il nuovo stabilimento da un miliardo di euro realizzato in meno di tre anni su un’area di 223 ettari sfornerà a pieno regime 300mila auto l’anno, con un tasso di produttività (cento unità per ciascuno dei 3mila dipendenti) tra i più alti al mondo. Questo insediamento è anche il primo dell’azienda coreana in Europa, segna un passaggio fondamentale nella transizione da esportatore ad alto tasso di crescita a global player che produce e vende in diversi continenti e Paesi, ed è indicativo della tendenza a spostare verso Est la produzione di auto nel Vecchio continente.
La Slovacchia in particolare, dove al fianco della Kia sono sbarcate Volkswagen a Bratislava e Psa Peugeot-Citroën a Trnava, si avvia a diventare la nazione con il più alto numero di auto prodotte (900mila l’anno) in rapporto alla popolazione. Ma stanno attirando forti investimenti da parte dei principali costruttori tutti i Paesi collocati nella fascia che va dalla Polonia alla Turchia, passando per la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Romania. Tutto ciò grazie in primo luogo al basso costo del lavoro (a Zilina gli operai vengono assunti per una paga media di 450 euro al mese, pari a circa 2,5 euro per ora lavorata).
Ma fanno pendere la bilancia verso i Paesi dell’ex Patto di Varsavia (in Polonia e Ungheria vengono prodotte anche le Fiat Panda e Sedici, e sempre nella fabbrica polacca del gruppo italiano dal prossimo anno sarà avviata la linea della nuova «500») anche l’ampia disponibilità di manodopera qualificata, la collocazione strategica delle fabbriche in prossimità dei principali mercati, gli incentivi concessi dalle autorità locali e il favorevole trattamento fiscale (in Slovacchia, per esempio, vige un’aliquota uguale per tutti del 19%). Per la coreana Kia, come per la capogruppo Hyundai che si accinge a replicare l’investimento a Nosovice nella Repubblica Ceca, ci sono poi alcune ragioni aggiuntive: «Costruire in Europa gran parte delle nostre auto destinate all’Europa - sottolinea Lievens - ci consentirà di accorciare i tempi di consegna, diminuire i costi di trasporto, ridurre i rischi di cambio della valuta e armonizzare i prezzi». Vantaggi tali da poter assorbire pure un aumento dei salari che prima o poi viene giudicato inevitabile.